Gli Usa attaccheranno l’Iran?

dicembre 28, 2011

Nelle ultime settimane si vanno moltiplicando le prese di posizione statunitensi sulla questione dell’attacco preventivo all’Iran. Attacco preventivo, è il caso di premettere, che la dottrina politico-militare statunitense non esclude a priori, nonostante il diritto internazionale non lo riconosca come legittimo. Fin dal 1984, infatti, la cosiddetta “dottrina Shulz”, dal nome del segretario di Stato durante la presidenza Reagan, aveva accolto con favore questa possibilità, legittimando azioni militari preventive, anche segrete; con il documento ufficiale americano sulla sicurezza nazionale del 2002, poi, tale concetto è stato esplicitamente introdotto nella dottrina militare nordamericana:

“studiosi e giuristi di diritto internazionale condizionano spesso la legittimazione dell’intervento preventivo (preemption) ad una minaccia imminente, generalmente una visibile mobilitazione di eserciti, unità navali e forze aeree in preparazione di un attacco. Noi dobbiamo adattare il concetto di minaccia imminente (imminent threat) alla capacità ed agli obiettivi degli avversari odierni. Gli stati canaglia ed i terroristi non cercano di attaccarci usando mezzi convenzionali. (…) Gli Stati Uniti hanno a lungo considerato valida l’opzione di azioni preventive (preemptive actions) per contrastare un’effettiva minaccia (sufficient threat) alla nostra sicurezza nazionale. Maggiore la minaccia, maggiore il rischio in caso di inazione – e maggiormente cogente l’esigenza di intraprendere azioni anticipatorie per difenderci, anche se rimane incerto il momento ed il luogo dell’attacco nemico. Per anticipare o prevenire simili atti ostili da parte dei nostri avversari gli Stati Uniti, se necessario, agiranno preventivamente (act preemptively)” (1). Leggi il seguito di questo post »

Il natale delle banche

dicembre 27, 2011

Nel corso del 2011 ci siamo sentiti ripetere che uno dei rischi più seri dell’attuale crisi economica è costituito dal pericolo del credit crunch, in parole povere dalla riduzione della disponibilità di denaro nel sistema creditizio. Le banche giustificano con questa paura la stretta creditizia che stanno praticando nei confronti di imprese e famiglie; su questa paura si sostiene l’accusa rivolta ai debiti pubblici di prosciugare le già scarse risorse finanziarie mondiali, aggravando quel rischio.

La gravità della situazione del sistema creditizio mondiale potrebbe essere riassunta in tre cifre. La prima: in base ad un recentissimo studio, pubblicato poche settimane fa dall’autorevole Boston Consulting Group, la perdita complessiva del sistema bancario mondiale tra il 2008 ed il 2010 ammonterebbe a quasi 600 miliardi di euro(1). La seconda: il fabbisogno mondiale di denaro per portare le banche a disporre a bilancio di un capitale di almeno il 7% rispetto ai loro impieghi totali (si noti: 7 euro di capitale per garantirne 100 di impieghi…), come richiesto dallo standard Basilea 3, le banche necessiterebbero di ben 354 miliardi di euro, dei quali 221 sono a carico di quelle europee (2).La terza: secondo il Sole 24 Ore, il fabbisogno di credito da parte di imprese e consumatori a livello mondiale raggiungerebbe oggi i 5.000 miliardi di euro(3). Leggi il seguito di questo post »

Dal Pacifico al Medio Oriente, gli effetti dell’affermarsi della Cina

dicembre 21, 2011

Mentre l’Europa è alle corde a motivo della crisi finanziaria, proseguono le grandi manovre politico militari nell’Oceano Pacifico, area geopolitica in rinnovata espansione.

La visita del presidente americano Obama in Australia a metà novembre ha prodotto risultati molto significativi: facendo seguito al suo discorso, che ha esaltato la più che sessantennale collaborazione militare fra Usa, Australia e Nuova Zelanda nell’ambito dell’ANZUS (la Nato del Pacifico sud-occidentale), Julia Gillard, la primo ministro australiana ha dichiarato, facendo seguito al discorso di Obama, che “la nostra regione star crescendo economicamente ma la stabilità è altrettanto importante per la crescita economica; e la nostra alleanza è stata una delle basi della stabilità nella nostra regione”. Leggi il seguito di questo post »

Monti: dall’alta finanza la fine della politica

novembre 15, 2011

L’attuale crisi economica ha la sua origine nella speculazione che nel corso degli anni Novanta e nei primi anni del nuovo secolo, grazie alla creazione dal nulla di moneta e a nuovi strumenti di scommessa sul valore futuro di titoli e materie prime (futures, bond, derivati, ecc., nel complesso stimati prudenzialmente in oltre 500.000 miliardi di dollari, più di 10 volte il PIL mondiale), ha consentito straordinari profitti alle grandi società multi-nazionali dell’alta finanza, determinando una “moltiplicazione del debito” a carattere di massa, mai conosciuto in precedenza nella storia mondiale. Leggi il seguito di questo post »

Crisi globale, primavera araba e attacco all’Iran

novembre 15, 2011

Mentre l’attenzione mondiale è comprensibilmente concentrata sulla crisi sistemica che sta colpendo con sempre maggiore profondità l’Occidente, si moltiplicano negli ultimi giorni i segnali di una decisione occidentale sull’attacco all’Iran: uno scenario bellico certo non nuovo che vedrebbe l’azione congiunta di forze missilistiche e aeree anglo-americane colpire partendo dal Golfo Persico e dall’Oceano Indiano, col supporto di azioni chirurgiche delle forze speciali sul terreno. Per tale ragione, gli Usa avrebbero già chiesto di utilizzare la base britannica di Diego Garcia nell’Oceano Indiano e starebbero rafforzando il proprio dispositivo aereo-navale nel Golfo Persico, intensificando la cooperazione militare già in atto da tempo con Arabia Saudita, Kuwait, Bahrain, Qatar, con gli Emirati Arabi Uniti e con l’Oman. Leggi il seguito di questo post »

Aristocrazie della speculazione e potere sulla moneta

agosto 29, 2011
Presentiamo ai lettori la traduzione integrale di un lungo e documentatissimo reportage della prestigiosa rivista Bloomberg News, specializzata nelle analisi di carattere finanziario.
Si tratta di un vero e proprio studio sui rapporti, durante la grave crisi finanziaria in atto, fra le principali banche internazionali, americane ed europee, e la Federal Reserve americana, la banca centrale statunitense, intorno alla quale ruotano i più importanti rapporti dell’alta finanza globalizzata del nostro tempo.
Sottolineiamo il fatto che quanto apprendiamo grazie alla coraggiosa iniziativa di Bloomberg era rimasto fino ad ora segreto ed alla sua divulgazione la Fed stessa si è opposta tenacemente per bene due anni, fino cioè a quando, in base alla legge americana che impone la pubblicazione di molti documenti pubblici (il Freedom of Information Act), Bloombergè riuscita ad ottenere da un tribunale americano l’accesso ai database contenenti i dati sui prestiti.
Quando si parla pertanto di “opacità dei mercati finanziari” non dimentichiamo di includere in essa le gravi reticenze degli stessi cosiddetti regolatori del sistema. Tale opacità non può tuttavia sorprendere, qualora si consideri, cosa che spesso viene trascurata, la natura del sistema della Fed, così come di altre similari istituzioni, che il cittadino ritiene erroneamente poste a garanzia del controllo pubblico sulla moneta che utilizziamo tutti i giorni. Non è così. Leggi il seguito di questo post »

Opportunità oltre la crisi. Per una nuova organizzazione economica

agosto 22, 2011
da:www.clarissa.it
Sono ormai molti gli osservatori e gli analisti che riconoscono il significato di svolta degli avvenimenti che da circa due mesi sconvolgono le economie dell’Occidente. Non sono pochi nemmeno quelli che collegano logicamente questi avvenimenti alla cosiddetta “crisi dei mutui”, sviluppatasi a partire dall’estate del 2007, che richiese misure straordinarie di salvataggio da parte del governo Usa e dei governi europei, per evitare il fallimento di molte istituzioni finanziarie mondiali, gravate nei propri bilanci dall’azzeramento del valore di ingenti capitali speculativi: una serie di misure che, utilizzando denaro pubblico per rifornire le casse delle grandi banche, hanno ovviamente aumentato il debito degli Stati occidentali e ne hanno rapidamente ridotto la capacità di intervento.
Sono fatti questi di cui Clarissa si occupò fin dall’autunno 2007 con rimarchevole precisione, indicando, in un momento in cui pochissimi ancora lo facevano, la vastità degli effetti che, cifre alla mano, quella crisi speculativa avrebbe potuto provocare sull’economia mondiale: pur non appartenendo agli specialisti dell’analisi finanziaria, non siamo certo stati smentiti dai fatti, cosa che dimostra che è possibile anche ai non addetti ai lavori comprendere e in certa misura prevedere i rischi del sistema che domina l’economia mondiale da decenni. Leggi il seguito di questo post »

Padroni dell’universo e sovranità dei popoli: il caso BlackRock

luglio 18, 2011
da www.clarissa.it
In queste settimane, e probabilmente ancor di più nei prossimi mesi, la questione di chi controlla l’economia mondiale potrebbe diventare argomento frequente di discussione. Clarissa da anni sta cercando di fornire analisi che le persone comuni possano agevolmente seguire e che possano risultare di stimolo ad ulteriori approfondimenti. I nostri lettori vengono in questo modo invitati ad accompagnarci in un lavoro di ricerca che sviluppiamo nella logica di quello che scriveva anni fa Ezra Pound: “Resta il dovere di tentare di escogitare un’economia sana, e di tentare di imporla con il metodo più violento in assoluto: far sì che le gente rifletta”.
In merito al controllo dell’attuale economia mondializzata, abbiamo scritto di recente che esso si sviluppa a partire da grandi centri finanziari – un’espressione questa che, se non spiegata in modo concreto, rischia suggerire al comune cittadino l’immagine di oscuri burattinai che tirano i fili delle speculazioni che ogni giorno spostano per il mondo migliaia di miliardi, distruggendo in pochi secondi, come accaduto anche nella Borsa italiana nelle ultime settimane, la ricchezza prodotta col lavoro di popoli interi. In realtà, il solo vantaggio di oggi è che queste forze si mostrano con estrema evidenza, per cui basta applicarsi con attenzione per comprendere come esse operano in concreto.
C’è un’espressione inglese che viene usata di frequente dagli addetti ai lavori: masters of the universe, “padroni dell’universo”, per definire il potere dei grandi gruppi finanziari mondiali. Per farne comprendere la portata, faremo un caso concreto, senza con questo voler attirare su di un nome l’odio o il risentimento di nessuno, semplicemente per illustrare come la potenza del denaro speculativo abbia raggiunto dimensioni e capacità mai viste nella storia. Leggi il seguito di questo post »

Come si conquista un Paese: l’attacco della finanza internazionale all’Italia

luglio 11, 2011

L’attacco della speculazione che venerdì 8 luglio 2011 è stato diretto dalla finanza internazionale contro la Borsa italiana, provocando un ribasso del 3,47% pari a una perdita di 14,1 miliardi di capitalizzazione, non è una semplice operazione finanziaria. Chi continua a parlare dei “mercati finanziari” come di una divinità che organizza la vita delle società contemporanee sa perfettamente che questi anonimi “mercati finanziari” hanno nomi e cognomi. Sono uomini e gruppi che hanno precisi interessi e chiari obiettivi. Come in ogni operazione di destabilizzazione di un intero Paese, cioè, vi sono degli scopi ed essi sono oggi chiaramente individuabili.

L’Italia viene attaccata perché in realtà è uno dei Paesi dell’Occidente che meglio ha retto fino ad oggi la crisi finanziaria del 2007, grazie al fatto che i suoi cittadini e la rete delle sue piccole e medie imprese non hanno mai completamente dato ascolto alle sirene della globalizzazione finanziaria. Alcune sue imprese, le sue banche e le sue compagnie assicurative rappresentano quindi oggi un appetitoso obiettivo per chi spera di poterle ricomprare fra qualche mese a prezzi stracciati. Leggi il seguito di questo post »

Turchia e Israele tornano a parlarsi

luglio 11, 2011

Il parlamento libanese in queste ore sta accanitamente discutendo la posizione da assumere rispetto alla richiesta, presentata dal Tribunale Speciale per il Libano (TSL), di incriminazione e arresto di quattro esponenti del movimento libanese Hezbollah, in relazione all’uccisione del primo ministro libanese Hariri, avvenuta il 14 febbraio 2005. Il Paese appare spaccato sulle decisioni da assumere in conseguenza della pronunzia del TSL, attesa da mesi, della quale era da tempo noto il potenziale pericolo per la stabilità del Paese dei Cedri; ancor più pericolosa nel momento in cui la vicina Siria è in preda a gravi disordini, sicuramente motivati da consistenti interne ragioni di scontento, sulle quali però influisce ed opera attivamente la volontà destabilizzatrice di vicini da tempo interessati a porre fine alla dinastia degli Assad. Leggi il seguito di questo post »


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.