Archivio per la categoria ‘Russia’

Scenario Italiano. Parte prima: il contesto internazionale

29 dicembre 2013

Per indicare brevemente le prospettive per l’Italia nei prossimi anni, dobbiamo partire da quanto accade a livello mondiale.

Il principale processo storico che sta segnando il nuovo secolo è rappresentato dallo spostamento del baricentro delle grandi politiche di potenza dall’Atlantico al Pacifico. Si tratta di un passaggio significativo, perché modifica il quadro cui siamo abituati in Europa da oltre due secoli, la prospettiva alla quale ci ha assuefatto il XX secolo: nonostante il declino dell’Europa come sede delle grandi potenze mondiali, infatti, l’asse anglo-americano sul nord Atlantico, consolidatosti in due conflitti planetari, aveva fatto finora di quest’area il centro strategico del mondo.

Ma la crescente polarizzazione fra Cina e Stati Uniti d’America nel Pacifico non è in realtà cosa nuova per la storia americana, a differenza nostra: è ben noto infatti che sia stato proprio il Pacifico la prima arena mondiale in cui l’imperialismo americano si estrinsecò, verso la fine del XIX secolo; così come è risaputo che il presidente americano F.D. Roosevelt, il grande artefice della vittoria statunitense nella seconda guerra mondiale, vedeva nella Cina il partner ideale della riorganizzazione dell’ordine mondiale post-bellico, dentro e fuori il contesto delle Nazioni Unite. (more…)

La Russia salva la pace in Medio Oriente, ma fino a quando?

5 settembre 2013
La posizione della Russia in difesa della Siria sta per ora impedendo lo scoppio di una nuova guerra in Medio Oriente: occorre dirlo chiaramente.
Sicuramente ha pesato sul momentaneo rinvio di Obama l’infortunio parlamentare di Cameron in Inghilterra, che dimostra una volta di più che di per sé i popoli anglosassoni non sono affatto interessati alle politiche imperiali dei loro governi – anche se questi puntualmente li portano riluttanti alle guerre: come avvenne per la Gran Bretagna nell’agosto del 1914 e per gli Stati Uniti d’America nel 1941. Del resto Obama ha già ottenuto un assenso bi-partisan dal Senato statunitense e sta esercitando forti pressioni sui deputati per arrivare allo stesso risultato in pochi giorni.
La ragione più seria del colpo di freno del presidente statunitense sta quindi nella posizione russa: per questo, tra il 5 ed il 6 settembre, al vertice del G20 di San Pietroburgo il presidente Obama tenterà di arrivare ad un accordo con la Russia per ottenere luce verde all’attacco occidentale. Si tratta di vedere se un simile accordo sarà possibile, ora che la Russia di Putin ha dovuto prendere atto del fatto che la propria trentennale arrendevolezza alle ripetute azioni di guerra occidentali in Medio Oriente ha gradualmente eroso tutte le posizioni internazionali del grande Paese euro-asiatico, portando conflitti, missili e basi militari nordamericane praticamente lungo tutta la linea dei suoi confini, Cina esclusa. Senza con questo avere reso né più pacifico né più stabile il Medio Oriente, area che per la Russia è storicamente di importanza cruciale, come lo è per l’Europa. (more…)

L’accordo economico transatlantico (TTIP) e il potere dell’economia

7 agosto 2013

Nonostante siano sotto gli occhi di tutti i risultati del liberismo assoluto che ha dominato l’economia globale nel corso degli ultimi decenni, Stati Uniti ed Unione Europea stanno mettendo a punto il nuovo strumento giuridico che consentirà alle grandi compagnie multinazionali di influire sulle scelte sociali e politiche dei singoli Stati europei, allo scopo di affrontare da posizioni rafforzate la competizione globale per l’egemonia sull’economia-mondo del XXI secolo.
Lo scorso luglio infatti, a Washington, si sono ufficialmente aperte le trattative sulla Transatlantic Trade and Investiment Partnership (TTIP), un’ipotesi di accordo economico globale tra Usa e UE che potrebbe stabilire i principi della riorganizzazione economica dell’Occidente nel pieno di una crisi che sempre più dimostra di essere strutturale e non congiunturale. Unione Europea e Stati Uniti, infatti, rappresentano insieme quasi metà del Prodotto Interno Lordo del pianeta ed un terzo del commercio mondiale: ogni giorno tra le due sponde dell’Atlantico vengono scambiati beni e servizi per 2 miliardi di euro, mentre gli investimenti reciproci toccano quasi i 3.000 miliardi di euro. Si tratta quindi non solo dell’area che ha dato storicamente vita al capitalismo occidentale, ma soprattutto della principale concentrazione economico-finanziaria del capitalismo internazionale odierno. (more…)

Il presidente iraniano Rouhani e la “linea rossa” israeliana

17 giugno 2013

Lo scorso dicembre, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha affermato che l’Iran sta per avvicinarsi a quella “linea rossa” da lui indicata nel discorso alle Nazioni Unite del settembre 2012 come invalicabile per lo Stato ebraico, vale a dire il raggiungimento di una quantità di uranio arricchito sufficiente per produrre una testata bellica nucleare. Negli stessi giorni, facendogli eco, esperti israeliani stimavano che questa capacità sarebbe stata raggiunta dall’Iran tra la primavera e l’estate del 2013: cioè proprio quando gli iraniani avrebbero eletto il loro nuovo presidente.
Nelle parole del primo ministro israeliano, di nuovo a capo del governo di Israele dopo le elezioni del 22 gennaio scorso, sta quindi tutta l’importanza dell’elezione del nuovo presidente iraniano Hassan Rouhani (Ruhani o Rohani, secondo altre dizioni).
Certamente la vittoria di Rouhani è importante anche sul piano interno, per almeno due buone ragioni: in primo luogo, essa dimostra che la linea apocalittico-populista di Ahmadinejad è stata affossata dalla direzione clericale del Paese, che ha escluso i candidati vicini all’ex-presidente dalla corsa alla presidenza; ma dimostra anche che la stessa classe dirigente clericale iraniana ha voluto mettere un freno alla pericolosa concentrazione di potere intorno alla Guida Suprema, Ali Khamenei, un potere soprattutto legato agli ambienti militari e dell’intelligence. Da quest’ultimo punto di vista è particolarmente significativa la sconfitta dei due più autorevoli candidati ispirati direttamente da Khamenei, Ali Akbar Velayati, consigliere di Khamenei per la politica estera, e Saeed Jalili, rappresentante di Khamenei nel Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, l’organismo-chiave per la direzione del Paese sul piano politico-militare: ma soprattutto indicativo è il fatto che questi candidati sono stati protagonisti di uno scontro faccia a faccia proprio su come è stata gestita la diplomazia sul nucleare nel corso del trattative con l’Occidente. (more…)

Palestina, Siria e Iran, le crisi mediorientali si collegano?

6 dicembre 2012
La situazione del Vicino Oriente diventa sempre più complessa, per l’intreccio nel quale si stanno collegando le diverse aree di crisi di una regione progressivamente libanizzatasi nel corso di un decennio: per rendersene conto è sufficiente una visione di insieme, che evidenza la gravità dei rischi che si stanno qui accumulando per la pace mondiale.
Iniziamo con le ragioni per cui Israele ha improvvisamente interrotto l’operazione Pillar of Defense (più precisamente Pillar of Cloud, “pilastro di nubi”, con riferimento ad un testo biblico): a quanto pare, gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a garantire con proprie truppe il controllo della Penisola del Sinai, il nuovo fronte meridionale che Israele ha ripetutamente indicato nel corso degli ultimi anni come una seria minaccia per la propria sicurezza, in quanto area “grigia” sfuggita al pieno controllo del governo egiziano, attraverso la quale passerebbero armi e munizioni destinate alle forze di Hamas nella Striscia di Gaza. (more…)

Dal Pacifico al Medio Oriente, gli effetti dell’affermarsi della Cina

21 dicembre 2011

Mentre l’Europa è alle corde a motivo della crisi finanziaria, proseguono le grandi manovre politico militari nell’Oceano Pacifico, area geopolitica in rinnovata espansione.

La visita del presidente americano Obama in Australia a metà novembre ha prodotto risultati molto significativi: facendo seguito al suo discorso, che ha esaltato la più che sessantennale collaborazione militare fra Usa, Australia e Nuova Zelanda nell’ambito dell’ANZUS (la Nato del Pacifico sud-occidentale), Julia Gillard, la primo ministro australiana ha dichiarato, facendo seguito al discorso di Obama, che “la nostra regione star crescendo economicamente ma la stabilità è altrettanto importante per la crescita economica; e la nostra alleanza è stata una delle basi della stabilità nella nostra regione”. (more…)

Crisi globale, primavera araba e attacco all’Iran

15 novembre 2011

Mentre l’attenzione mondiale è comprensibilmente concentrata sulla crisi sistemica che sta colpendo con sempre maggiore profondità l’Occidente, si moltiplicano negli ultimi giorni i segnali di una decisione occidentale sull’attacco all’Iran: uno scenario bellico certo non nuovo che vedrebbe l’azione congiunta di forze missilistiche e aeree anglo-americane colpire partendo dal Golfo Persico e dall’Oceano Indiano, col supporto di azioni chirurgiche delle forze speciali sul terreno. Per tale ragione, gli Usa avrebbero già chiesto di utilizzare la base britannica di Diego Garcia nell’Oceano Indiano e starebbero rafforzando il proprio dispositivo aereo-navale nel Golfo Persico, intensificando la cooperazione militare già in atto da tempo con Arabia Saudita, Kuwait, Bahrain, Qatar, con gli Emirati Arabi Uniti e con l’Oman. (more…)

Libia: la democrazia delle cannoniere

20 marzo 2011

All’Occidente non è bastata la Somalia, non è bastato l’Iraq, non basta nemmeno l’Afghanistan.

Gli avvenimenti di questi ultimi giorni in Libia e nel Medio Oriente, capaci di distrarre il mondo persino dalla catastrofe giapponese, nonostante essa suoni come un monito impressionante per le cosiddette “società della complessità”, dimostrano la limitatezza degli strumenti con cui l’egemonia occidentale pretende di continuare a governare la realtà contemporanea. Le grandi potenze occidentali, infatti, replicano per l’ennesima volta il frusto canovaccio del democracy building con la stessa politica delle cannoniere con la quale imposero il colonialismo al cosiddetto Terzo Mondo, nel XIX e nel XX secolo.

Nessuna credibilità ha più presentare Gheddafi come un dittatore oppressore del suo popolo, quando con questo personaggio l’Occidente, per quasi mezzo secolo, ha alternato lauti affari con operazioni di polizia internazionale (i bombardamenti del 1981 e del 1986; le sanzioni e poi gli accordi per l’attentato di Lockerbie), per tacere della relativamente misteriosa vicenda dell’estate 1980, l’abbattimento del nostro aereo civile Itavia sui cieli di Ustica, in uno scenario di guerra non dichiarata, obiettivo del quale era, con ogni probabilità, di nuovo Gheddafi, e protagonisti ancora Francia e Usa. (more…)

La Patria invisibile

12 marzo 2011

In centocinquant’anni, il tempo passa al setaccio all’incirca cinque generazioni. Forse, più che celebrare astrattamente questo lasso di storia, dovremmo immaginare la successione in linea familiare di cinque Italiani, per avere un’idea realistica del cambiamento avvenuto lungo questo periodo e provare in questo modo a leggere il senso della nostra storia e ad affacciarci sul futuro.

È luogo comune del resto ricordare la famosa frase attribuita a Massimo D’Azeglio, secondo cui dopo avere realizzato l’Unità italiana ci si doveva preoccupare di formare gli Italiani, un’esigenza che, sia pure in modi diversi, è stata sentita in tutti gli Stati moderni al momento della loro unificazione – dato che, almeno in Europa, si partiva ovunque dalla frammentazione feudale, da noi ovviamente durata più a lungo, per di più aggravata dalla presenza di dominazioni di lingua e cultura non italiane. (more…)

Occidente, Cina e missione dell’Europa

7 novembre 2010

Sotto la direzione degli Stati Uniti, seguendo una prospettiva costruita dalle potenze anglo-sassoni contemporanee, l’Occidente, negli ultimi dieci anni almeno, ha concentrato la propria attenzione sulla questione dei rapporti con il mondo islamico, nel quale, in una prospettiva storica dello “scontro di civiltà” (clash of civilization), ha visto, dopo la fine del comunismo in Europa, la maggiore minaccia alla propria egemonia mondiale. Così facendo, l’Occidente ha perso di vista una fondamentale costante della storia umana, almeno da quando essa è stata messa per iscritto: la presenza di una “pendolarità” nei grandi impulsi storici, culturali politici economici, da Oriente a Occidente, e viceversa. Un tema di cui pure la nostra storiografia ha autorevolmente trattato praticamente da sempre – da Tucidide a Toynbee. (more…)


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