L’arroganza degli scienziati

Non ce l’ho proprio fatta più: dopo l’ennesima panoramica sugli scontri fra scienziati italiani sulla pandemia, mi sono sentito di scrivere un breve pezzo su clarissa.it, La scienza si fa partito.

Secondo me la causa è il potere acquisito dalla scienza contemporanea. L’avere assegnato a lei l’ultima parola persino nelle decisioni “politiche”. Entrando in politicis ovviamente gli scienziati si schierano partiticamente, presi subito al volo dai partiti che, non avendo più riferimenti ideologici convincenti, ricorrono alla scienza per darsi una linea.

Così quella patologia fra le tre sfere sociali di cui ha parlato così chiaramente Rudolf Steiner è oggi completa, la si vede con assoluta chiarezza.

Non ho parlato in quell’articolo della commistione con il potere economico, perché essa merita un discorso a parte: negli Stati Uniti se ne parla molto, per esempio rispetto ai conflitti di interesse che esistono fra i “valutatori” degli articoli scientifici, con la nota modalità di valutazione peer-to-peer che non è affatto oggettiva come si pretende. Se avrò modo, riprenderò il ragionamento.

Magari si aprisse un dibattito serio su queste cose!

Quaranta anni dopo Ustica

Consiglio vivamente ai miei lettori di leggere l’articolo pubblicato da Gaetano Sinatti sul sito clarissa.it in merito alla tragica vicenda di Ustica, del 27 giugno del 1980, quando venne abbattuto l’aereo civile Dc-9 Itavia con a bordo 81 nostri concittadini.

L’articolo non va per il sottile: ma, oltre al riepilogo di alcuni dati essenziali, che occorre conoscere, punta al nocciolo della questione, vale a dire le ragioni del silenzio della classe dirigente italiana sul riconoscimento delle responsabilità delle potenze “alleate” che siamo oggi ragionevolmente certi abbiano operato quella sera in assetto di guerra, senza mai aver spiegato cosa sia accaduto.

Si tratta di un altro caso in cui la verità storica è ampiamente documentata, ma lo Stato sedicente democratico non ha mai ritenuto di prendere una posizione pubblica nei confronti dei responsabili, che ad esso sono pure ben noti, come dimostrano le parole, fra le altre, di un Francesco Cossiga, egli pure come sempre mafiosamente allusivo.

Non mancano i riferimenti all’attualità, in particolare al destino della Libia e di Gheddafi, obiettivo dell’azione di guerra del 27 giugno 1980: una questione in cui nuovamente l’Italia si trova oggi in estrema difficoltà.

Un articolo quindi che ci sollecita, per chi già non lo faccia, ad una meditazione accorata sulla storia del nostro popolo dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Israele e l’annessione della Cisgiordania

Agli affezionati lettori segnalo l’articolo che ho appena pubblicato su clarissa.it:

Palestina: cronaca di un’annessione annunciata

Sarebbe tempo oramai di ripubblicare un’edizione aggiornata di Medio Oriente senza pace!

Certo è che questo nuovo atto di forza del governo dello Stato di Israele non semplifica la situazione generale del Medio Oriente, nella quale convergono oramai diversi nodi storico-politici la cui combinazione potrebbe determinare serie conseguenze per la pace mondiale:

a) quello israelo-palestinese

b) quello relativo all’Iran, con le sue implicazioni per l’Iraq, il Golfo Persico, Israele

c) quello siriano-libanese, aggravato dalla gravissima crisi economica nel Paese dei cedri

d) quello libico, con il ruolo crescente della Turchia

e) quello dell’Arabia Saudita, un regime tenuto su dal potere della finanza internazionale

Il fatto nuovo è la crescente delega che gli Stati Uniti stanno attuando della propria iniziativa in quell’area allo Stato di Israele, che si riverbera sempre di più anche nell’influenza che lo Stato ebraico assume nei riguardi dei Paesi mediterranei, Italia in primis.

Putroppo, l’eccessiva attenzione prestata dai media alle beghe dei nostri partiti impedisce la visione di un quadro di insieme in cui l’Italia è sempre più quantité négligeable come ci dicono gli sviluppi in Libia, in cui Turchia, Russia e Israele sono oggi i veri protagonisti.

Buona lettura e buone riflessioni!

 

Ritorno al futuro prossimo

Da parecchio tempo non aggiorno il blog. Molte cose sono trascorse.

Eppure, sembra di trovarsi al punto di partenza. Nonostante i drammi vissuti dal nostro Paese, in Europa e nel mondo.

Difficile perdere le antiche abitudini di pensiero e di potere.

Vi consiglio di leggere quanto ho appena scritto su clarissa.it a proposito della Next Generation EU, un nome che più ironico non poteva essere.

La crisi pandemica poteva essere un’occasione di ripensare l’organizzazione economica delle nostre società, invece vengono riproposti i vecchi schemi.

Fino a quando questo conservatorismo ammantato di belle parole umanitarie potrà far fronte all’urto dei tempi e dei conflitti sociali, economici e geopolitici che premono intorno a noi?

Le forze politiche che siedono nei parlamenti nazionali ed europei continuano a pensare nei termini di cinquanta se non di cento anni fa. Non è certo da loro che verranno i cambiamenti che si rendono indispensabili.

Può sembrare inutile continuare a parlarne e a scriverne, ma non è così: occuparsi seriamente di queste tematiche è gettare il seme buono nel terreno del futuro. Non c’è altro da fare.

 

La crisi dell’ILVA e la sfida da raccogliere

Ho appena pubblicato sul mio sito di lavoro, clarissa.it, un articolo sulla crisi dell’ILVA, nel quale si suggerisce una possibile via di uscita.

Chiaramente chi scrive non ha le relazioni politiche e sindacali necessarie per arrivare ai lavoratori del complesso siderurgico, ma può sempre sperare che qualcuno dei lavoratori possa leggere questo contributo.

Posso quindi solo chiedere ai lettori, non numerosi ma certamente qualificati, di diffonderlo, magari proprio nel mondo del sindacato, sperando che questi stimoli possano arrivare agli uomini di buona volontà, che esistono dappertutto.

Trovate qui il mio pezzo:

https://clarissa.it/wp/2019/11/15/caso-ilva-una-sfida-da-raccogliere/

Le idee trovano sempre la loro via, prima o poi.

 

Ancora Medio Oriente

Vi segnalo gli articoli che sta pubblicando la nostra clarissa.it del nostro amico Alberto Terenzi, che sta seguendo in particolare l’azione militare dello Stato di Israele, anche in relazione alla politica statunitense in Medio Oriente.

Non si tratta di una impressione preconcetta, ma non vi è dubbio che le iniziative che Israele sta assumendo hanno il sapore di un vero e proprio crescendo al quale la comunità internazione non sembra voler prestare attenzione, anche per il peso internazionale che lo Stato ebraico ha saputo assumere soprattutto con i premierati di Benjamin Netanhiau.

Diversi gli elementi di novità: il lancio di missili dall’Alaska, le incursioni ora estese all’Iraq, il via libero Usa all’utilizzo di sue base (anche in Asia centrale!) per droni israeliani.

Insomma, la dimensione mondiale assunta dallo Stato di Israele non è cosa da poco…

Personalmente posso aggiungere che quanto ho scritto in Medio Oriente senza pace trova quotidiana conferma, e sembra proprio, come sostenevo lì, che gli Usa abbiano passato a Israele l’elaborazione della propria strategia politico-militare per il Medio Oriente: come questo sia avvenuto ho cercato di spiegarlo in quel lavoro – che oggi richiederebbe non tanto un aggiornamento ma un’appendice con tutte le conferme via via ricavabili dai fatti!

Council on Foreign Relations e complottismo

Nella categoria 100 Anni fa di clarissa.it ho pubblicato un articolo molto sintetico sulla nascita del Council of Foreign Relations.

Sappiamo che è un poderoso think-tank statunitense. I suoi uomini hanno attraversato tutti i livelli e tutte le stanze del potere anglosassone del XX secolo. Una storia che continua ancora.

Spero si capisca che trattare questi temi in termini di complottismo è davvero infantile: come in epoca imperiale romana, le classi dirigenti si costruiscono con il tempo, le idee, la scelta degli uomini, la loro formazione, il loro utilizzo in tutti i ruoli che competono ad una classe dirigente: cultura, amministrazione, forze armate, politica, direzione di impresa.

Non c’è bisogno di complotti per questo: basta studiare i percorsi di questi attori, i loro incroci, i loro punti divergenti e convergenti, per vedere come opera una ruling class degna di questo nome nel mondo della modernità.

Dovrebbe essere chiaro che è questa chiave per una piena comprensione della microfisica del potere occidentale, per usare il famoso termine di Foucault.

Molte altre cose si potrebbero dire in argomento: vi faccio appena cenno nell’articolo.

Ho tralasciato, per esempio, la storia, parallela a questa, di come gli apparati di intelligence statunitense e britannico si sono piano piano (e con grandi scontri interni…) alleati durante le due guerre. Anche in quel caso tutto partiva da gruppi scelti e selezionati di persone, che vivevano esperienze comuni: non pochi di loro sono poi anche passati dal CFR.

A quelli che parlano di come cambiare le cose, anche oggi, bisognerebbe ricordare questo punto: non è la tecnologia che cambia il mondo – sono gli esseri umani. Qualcuno direbbe, cinicamente, il loro buon uso.

Noi speriamo che prima o poi siano uomini di buona volontà a muovere il mondo…

La situazione in Medio Oriente

Sto un po’ trascurando questo mio blog!

Chi mi segue, tuttavia, sa che trovate i miei articoli in genere su clarissa.it, dove in questi giorni sto pubblicando diversi post sulla situazione in Medio Oriente. Sapete che ne ho scritto in un libro qualche anno fa: non ha avuto grande diffusione, ma oggi giorno ne trovo conferme, non per essere auto-referenziale. Leggetelo per verifica, è impegnativo, ma forse è utile.

Nelle ultime settimane una situazione in Golfo Persico che lascia perplessi: chi vuole davvero la guerra con l’Iran?

L’impressione è che sia soprattutto l’Arabia Saudita a voler spingere gli Usa a dare un colpo decisivo all’Iran. Ho raccontato dello strano attacco (prima smentito poi confermato) al porto di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti. Altri strani sabotaggi agli oleodotti in territorio saudita sembravano voler rafforzare l’idea di una minaccia diretta per l’Occidente.

Come se qualcuno avesse voluto innescare qualcosa, ma la catena di provocazione si fosse fermata.

E poi un alto ufficiale britannico, vice-comandante del contingente alleato contro l’Isis, che smentisce le notizie Usa su di una imminente minaccia iraniana: disaccordi anche fra gli alleati anglosassoni? Potrebbe essere: è questo che una fermato la catena di provocazioni?

Il tutto con una presidenza Trump condizionata in modo diretto e pesante dalla lobby israeliana: alcuni personaggi, dal genero del presidente Usa al consigliere per la sicurezza nazionale Usa Bolton, quest’ultimo da trent’anni alla testa della linea dura filo-israeliana nelle amministrazioni Usa. Una costante conferma di quanto ho scritto nel mio Medio Oriente senza pace: la classe dirigente mista israelo-americana esiste e detta la linea!

Insomma, c’è di che prestare attenzione, sine ira ac studio, come diceva il buon Tacito. Perché quello del Medio Oriente è un laboratorio che serve per capire la storia del nostro tempo – un giorno gli storici del XXI secolo potranno documentarlo. Noi non possiamo fare di più che seguirlo con attenzione.

Invece, l’Europa è persa dietro ai suoi sovranisti ed ai suoi contro-sovranisti. La sovranità intanto hanno saputo conquistarla ben altri: del resto, come dargli torto?

Leggetemi su clarissa.it, qui vi propongo solo sintesi estreme!

 

Il 1919, un anno che non è ancora passato?

Può sembrare strano, ma sono arrivato da tempo alla convinzione che il 1919 sia stato il laboratorio in cui l’umanità ha sviluppato tutto quanto si è poi venuto elaborando fino ai giorni nostri.

Sicuramente è stato il precipitato di quanto drammaticamente era venuto forgiandosi nelle spaventose esperienze della Grande Guerra, sul piano spirituale, economico-sociale e politico. Queste esperienze si riversarono come un fiume in piena negli avvenimenti del 1919.

Per questa ragione, in forma quasi aforistica, sto pubblicando su clarissa.it alcuni brevi articoli che colgono qua e là il lento ma travolgente movimento di questo magma storico. Se vi interessa, seguite questo lavoro!

La questione sociale nel XXI secolo

Negli ultimi tempi, ho pubblicato sul sito clarissa.it due articoli sulla Questione Sociale, che mi sembra tornare sempre di più di attualità, anche se storicamente l’abbiamo confinata all’Ottocento, massimo alla prima metà del Novecente, quasi che il welfare State post-bellico avesse risolto i problemi di sperequazione economica, ruolo sociale del lavoro e della proprietà, rapporti tra economia, politica, cultura.
Non credo sia così: la questione rimane aperta ed attuale, in tutte le sue implicazioni.
Eccoli:
Gilet gialli, questione sociale, democrazia – pubblicato lo scorso 9 dicembre 2018.
La questione sociale nel terzo millennio – pubblicato lo scorso 6 gennaio 2019.
Buona lettura a tutti.