Council on Foreign Relations e complottismo

Nella categoria 100 Anni fa di clarissa.it ho pubblicato un articolo molto sintetico sulla nascita del Council of Foreign Relations.

Sappiamo che è un poderoso think-tank statunitense. I suoi uomini hanno attraversato tutti i livelli e tutte le stanze del potere anglosassone del XX secolo. Una storia che continua ancora.

Spero si capisca che trattare questi temi in termini di complottismo è davvero infantile: come in epoca imperiale romana, le classi dirigenti si costruiscono con il tempo, le idee, la scelta degli uomini, la loro formazione, il loro utilizzo in tutti i ruoli che competono ad una classe dirigente: cultura, amministrazione, forze armate, politica, direzione di impresa.

Non c’è bisogno di complotti per questo: basta studiare i percorsi di questi attori, i loro incroci, i loro punti divergenti e convergenti, per vedere come opera una ruling class degna di questo nome nel mondo della modernità.

Dovrebbe essere chiaro che è questa chiave per una piena comprensione della microfisica del potere occidentale, per usare il famoso termine di Foucault.

Molte altre cose si potrebbero dire in argomento: vi faccio appena cenno nell’articolo.

Ho tralasciato, per esempio, la storia, parallela a questa, di come gli apparati di intelligence statunitense e britannico si sono piano piano (e con grandi scontri interni…) alleati durante le due guerre. Anche in quel caso tutto partiva da gruppi scelti e selezionati di persone, che vivevano esperienze comuni: non pochi di loro sono poi anche passati dal CFR.

A quelli che parlano di come cambiare le cose, anche oggi, bisognerebbe ricordare questo punto: non è la tecnologia che cambia il mondo – sono gli esseri umani. Qualcuno direbbe, cinicamente, il loro buon uso.

Noi speriamo che prima o poi siano uomini di buona volontà a muovere il mondo…

Annunci

La situazione in Medio Oriente

Sto un po’ trascurando questo mio blog!

Chi mi segue, tuttavia, sa che trovate i miei articoli in genere su clarissa.it, dove in questi giorni sto pubblicando diversi post sulla situazione in Medio Oriente. Sapete che ne ho scritto in un libro qualche anno fa: non ha avuto grande diffusione, ma oggi giorno ne trovo conferme, non per essere auto-referenziale. Leggetelo per verifica, è impegnativo, ma forse è utile.

Nelle ultime settimane una situazione in Golfo Persico che lascia perplessi: chi vuole davvero la guerra con l’Iran?

L’impressione è che sia soprattutto l’Arabia Saudita a voler spingere gli Usa a dare un colpo decisivo all’Iran. Ho raccontato dello strano attacco (prima smentito poi confermato) al porto di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti. Altri strani sabotaggi agli oleodotti in territorio saudita sembravano voler rafforzare l’idea di una minaccia diretta per l’Occidente.

Come se qualcuno avesse voluto innescare qualcosa, ma la catena di provocazione si fosse fermata.

E poi un alto ufficiale britannico, vice-comandante del contingente alleato contro l’Isis, che smentisce le notizie Usa su di una imminente minaccia iraniana: disaccordi anche fra gli alleati anglosassoni? Potrebbe essere: è questo che una fermato la catena di provocazioni?

Il tutto con una presidenza Trump condizionata in modo diretto e pesante dalla lobby israeliana: alcuni personaggi, dal genero del presidente Usa al consigliere per la sicurezza nazionale Usa Bolton, quest’ultimo da trent’anni alla testa della linea dura filo-israeliana nelle amministrazioni Usa. Una costante conferma di quanto ho scritto nel mio Medio Oriente senza pace: la classe dirigente mista israelo-americana esiste e detta la linea!

Insomma, c’è di che prestare attenzione, sine ira ac studio, come diceva il buon Tacito. Perché quello del Medio Oriente è un laboratorio che serve per capire la storia del nostro tempo – un giorno gli storici del XXI secolo potranno documentarlo. Noi non possiamo fare di più che seguirlo con attenzione.

Invece, l’Europa è persa dietro ai suoi sovranisti ed ai suoi contro-sovranisti. La sovranità intanto hanno saputo conquistarla ben altri: del resto, come dargli torto?

Leggetemi su clarissa.it, qui vi propongo solo sintesi estreme!

 

Il 1919, un anno che non è ancora passato?

Può sembrare strano, ma sono arrivato da tempo alla convinzione che il 1919 sia stato il laboratorio in cui l’umanità ha sviluppato tutto quanto si è poi venuto elaborando fino ai giorni nostri.

Sicuramente è stato il precipitato di quanto drammaticamente era venuto forgiandosi nelle spaventose esperienze della Grande Guerra, sul piano spirituale, economico-sociale e politico. Queste esperienze si riversarono come un fiume in piena negli avvenimenti del 1919.

Per questa ragione, in forma quasi aforistica, sto pubblicando su clarissa.it alcuni brevi articoli che colgono qua e là il lento ma travolgente movimento di questo magma storico. Se vi interessa, seguite questo lavoro!

La questione sociale nel XXI secolo

Negli ultimi tempi, ho pubblicato sul sito clarissa.it due articoli sulla Questione Sociale, che mi sembra tornare sempre di più di attualità, anche se storicamente l’abbiamo confinata all’Ottocento, massimo alla prima metà del Novecente, quasi che il welfare State post-bellico avesse risolto i problemi di sperequazione economica, ruolo sociale del lavoro e della proprietà, rapporti tra economia, politica, cultura.
Non credo sia così: la questione rimane aperta ed attuale, in tutte le sue implicazioni.
Eccoli:
Gilet gialli, questione sociale, democrazia – pubblicato lo scorso 9 dicembre 2018.
La questione sociale nel terzo millennio – pubblicato lo scorso 6 gennaio 2019.
Buona lettura a tutti.

Il trattato INF e la strategia Usa in Europa

Ho pubblicato sul giornale on line clarissa.it, a cui collaboro da molto tempo uno studio in tre parti sulla lunga storia dei missili nucleari (e non) a raggio intermedio, la zona grigia che le varie trattative sulla riduzione delle armi nucleari non sono mai riuscite a portare a soluzione.

Ho chiamato questo studio “una storia europea” in quanto l’Europa è il teatro geopolitico in cui le nuove crescenti tensioni tra Russia e Stati Uniti d’America potrebbero portare ad una crisi nella quale queste armi micidali potrebbero rendere possibile un confronto militare.

Ho pensato di fare cosa gradita ai lettori dandovi la possibilità di scaricare il documento integrale. Buona lettura.

Un libro per crescere nell’era digitale

Le ICT e le responsabilità degli adulti

Ho il piacere di dire che ho contribuito con entusiasmo ad una coraggiosa operazione editoriale di un editore a cui sono particolarmente affezionato, e non solo perché ha stampato due miei lavori.

Edilibri di Milano ha infatti pubblicato da qualche settimana il bel libro di Giorgio Cappellani, Crescere nell’era digitale, con prefazione del medico Sergio Maria Francardo, e un’appendice che comprende un’importante intervista alla neurologa tedesca Gertraud Teuchert-Noodt ed un mio breve articolo “La missione della scuola nell’era digitale”.Continua a leggere…

Il debito vale tre volte il lavoro mondiale

Siamo distratti dagli echi di una campagna elettorale che evita accuratamente di toccare le questioni realmente importanti. Eppure ci sono notizie che dovrebbero davvero farci fare un salto sulla sedia: il rilievo che gli viene dato è scarsissimo. Molto più inquietante del fatto che nel web girino colossali bugie, è che non si dia il giusto rilievo alle notizie veramente importanti, quelle che ci riguardano tutti.
Quanti di noi per esempio hanno letto che nel 2017 il debito globale mondiale ha raggiunto i 233mila miliardi di dollari? Lo documenta l’Institute of International Finance (IIF), un organismo internazionale nato nel 1983 che raccoglie oggi 420 fra le maggiori banche e società finanziarie a livello globale, dislocate in oltre 70 Paesi. E vuol dire che il debito globale nel mondo vale tre volte il valore dell’economia mondiale, precisamente il 318% del PIL globale, con un aumento di 16mila miliardi di dollari rispetto all’anno precedente.Continua a leggere…