La situazione in Medio Oriente

Sto un po’ trascurando questo mio blog!

Chi mi segue, tuttavia, sa che trovate i miei articoli in genere su clarissa.it, dove in questi giorni sto pubblicando diversi post sulla situazione in Medio Oriente. Sapete che ne ho scritto in un libro qualche anno fa: non ha avuto grande diffusione, ma oggi giorno ne trovo conferme, non per essere auto-referenziale. Leggetelo per verifica, è impegnativo, ma forse è utile.

Nelle ultime settimane una situazione in Golfo Persico che lascia perplessi: chi vuole davvero la guerra con l’Iran?

L’impressione è che sia soprattutto l’Arabia Saudita a voler spingere gli Usa a dare un colpo decisivo all’Iran. Ho raccontato dello strano attacco (prima smentito poi confermato) al porto di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti. Altri strani sabotaggi agli oleodotti in territorio saudita sembravano voler rafforzare l’idea di una minaccia diretta per l’Occidente.

Come se qualcuno avesse voluto innescare qualcosa, ma la catena di provocazione si fosse fermata.

E poi un alto ufficiale britannico, vice-comandante del contingente alleato contro l’Isis, che smentisce le notizie Usa su di una imminente minaccia iraniana: disaccordi anche fra gli alleati anglosassoni? Potrebbe essere: è questo che una fermato la catena di provocazioni?

Il tutto con una presidenza Trump condizionata in modo diretto e pesante dalla lobby israeliana: alcuni personaggi, dal genero del presidente Usa al consigliere per la sicurezza nazionale Usa Bolton, quest’ultimo da trent’anni alla testa della linea dura filo-israeliana nelle amministrazioni Usa. Una costante conferma di quanto ho scritto nel mio Medio Oriente senza pace: la classe dirigente mista israelo-americana esiste e detta la linea!

Insomma, c’è di che prestare attenzione, sine ira ac studio, come diceva il buon Tacito. Perché quello del Medio Oriente è un laboratorio che serve per capire la storia del nostro tempo – un giorno gli storici del XXI secolo potranno documentarlo. Noi non possiamo fare di più che seguirlo con attenzione.

Invece, l’Europa è persa dietro ai suoi sovranisti ed ai suoi contro-sovranisti. La sovranità intanto hanno saputo conquistarla ben altri: del resto, come dargli torto?

Leggetemi su clarissa.it, qui vi propongo solo sintesi estreme!

 

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Il trattato INF e la strategia Usa in Europa

Ho pubblicato sul giornale on line clarissa.it, a cui collaboro da molto tempo uno studio in tre parti sulla lunga storia dei missili nucleari (e non) a raggio intermedio, la zona grigia che le varie trattative sulla riduzione delle armi nucleari non sono mai riuscite a portare a soluzione.

Ho chiamato questo studio “una storia europea” in quanto l’Europa è il teatro geopolitico in cui le nuove crescenti tensioni tra Russia e Stati Uniti d’America potrebbero portare ad una crisi nella quale queste armi micidali potrebbero rendere possibile un confronto militare.

Ho pensato di fare cosa gradita ai lettori dandovi la possibilità di scaricare il documento integrale. Buona lettura.

“Potenze revisioniste” e ordine internazionale Usa

La destabilizzazione della pace mondiale sta proseguendo a ritmo accelerato da parte dell’amministrazione Usa. Dopo la decisione di affermare Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico, che ha già infiammato gli animi in tutta la Palestina, pochi giorni fa è stata confermata la decisione americana di fornire 210 missili anticarro FGM.148 Javelin alle forze armate ucraine: si tratta di un’arma che accresce il potenziale militare della repubblica Ucraina, mettendola in condizione di sviluppare con assai maggiori possibilità di successo il conflitto contro le regioni separatiste filo-russe del Donbass e Lugansk. Una tipica guerra a bassa intensità, soprattutto mediatica, che però, dal 2014, ha mietuto già oltre 10mila vittime tra civili e militari – rendendo sempre più precario l’accordo per una sospensione delle ostilità stipulato a Minsk nel 2015 grazie alla mediazione di alcuni Stati europei.Continua a leggere…

Non c’è due senza tre

Con l’attacco statunitense alla base aerea siriana di Sharyat, qualsiasi speranza o timore che la politica estera americana potesse cambiare con Trump è stata cancellata, allo stesso modo di quanto accaduto con Barak Obama rispetto ai suoi predecessori.
Sono oramai diversi anni che abbiamo documentato in Medio Oriente senza pace come la politica americana nel Medio Oriente allargato conservi una linea di continuità assoluta e come essa sia in realtà dettata da centri di potere misti israelo-americani che hanno assunto il pieno controllo delle decisioni presidenziali in quest’area: uno studio appena meno che superficiale degli uomini messi anche da Trump nei posti chiave della sua amministrazione dimostra che anche nel suo caso sono gli interessi dello Stato ebraico che dettano la linea.Continua a leggere…

Rapporto Chilcot: le menzogne inglesi sull’invasione dell’Iraq

È poco definire banale la maniera con cui la stampa, in primo luogo italiana, ha accolto le conclusioni del “rapporto Chilcot”, la commissione parlamentare d’inchiesta inglese che ha riesaminato le modalità con cui la Gran Bretagna affiancò gli Usa nella decisione di invadere l’Iraq nel 2003.
Stiamo parlando della decisione di attaccare un Paese sovrano, senza alcun accordo da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: anzi, in chiaro disaccordo con la maggioranza di esso, a partire dalla Francia, che l’allora presidente Chirac oppose nettamente, insieme a Russia e Cina, alla volontà bellicista delle potenze anglo-sassoni.Continua a leggere…

Shoah, negazionismo, ricerca storica 1996-2016

Vent’anni fa, nell’aprile del 1996, la storica statunitense Deborah Lipstadt e la casa editrice Penguin Books Ltd. vincevano, davanti ad un tribunale di Londra, il processo intentatogli per diffamazione dallo storico inglese David Irving. Questi aveva infatti considerato diffamatorio il libro della Lipstadt, Denying the Holocaust (1), perché in esso egli veniva attaccato quale negazionista. Irving invece “sosteneva di non poter essere considerato un «negazionista» in quanto le camere a gas erano esse stesse una truffa” (2).

La vittoria in giudizio della Lipstadt, costata alla sua casa editrice ben oltre un milione di sterline dell’epoca in onorari e perizie, ha rappresentato non solo un colpo gravissimo alla credibilità personale di Irving, stimato storico militare della seconda guerra mondiale, ma soprattutto al negazionismo in quanto tale. Da allora, gli storici ritenuti negazionisti sono stati colpiti da numerose azioni giudiziarie, subendo frequenti incarcerazioni, ripetute contestazioni e persino attacchi fisici. Negli ultimi vent’anni, molti Paesi hanno via via adottato specifiche norme che puniscono come reato il negazionismo: da ultimo, l’8 giugno 2016, anche l’Italia ha emanato una normativa specifica, con la quale il negazionismo diventa reato.Continua a leggere…

Le possibili ragioni dell’intervento della Russia in Medio Oriente

L’intervento militare russo in Medio Oriente sembra avere completamente spiazzato gli osservatori occidentali: il monopolio occidentale delle operazioni di “polizia internazionale” a leadership anglo-sassone, a partire dal 1991, improvvisamente sembra essere stato infranto dalla decisione della Duma russa di colpire le forze anti-governative in Siria, siano esse affratellate o meno all’Isis.
Molti sono in effetti i risvolti paradossali di questo pesante intervento militare: la Russia che, a seguito della crisi ucraina, pareva relegata ai margini della comunità internazionale, sembra ora prendere a pretesto la lotta contro l’estremismo islamista per affermare con forza la legittimità del governo Assad. Si tratta quindi in definitiva, più che di un intervento dettato da ragioni ideologiche, di una netta ripresa della più classica delle Reapolitik: la difesa di un alleato storico della Russia, con la quale si pone anche in seria difficoltà uno dei più tradizionali avversari della Russia, la Turchia.
Elemento non meno importante, che Putin sta debitamente enfatizzando, è che la Russia si è così posta di fatto anche alla testa di una coalizione di forze (Siria, Iran e Iraq) che costituiscono un “fronte” arabo sfacciatamente antitetico a quello sunnita-wahabbita guidato dall’Arabia Saudita, proprio ora che quest’ultimo paese si trova impantanato, fra molte critiche anche al suo interno, in un intervento nello Yemen che sembra stia drenando senza costrutto importanti risorse militari dei paesi del Golfo.Continua a leggere…