cultura, storia

Pierluigi Battista, Mio padre era fascista

Certo non è facile oggi trovare spunti per credere in un futuro migliore per l’Italia: per questa ragione, quando capita d’imbattersi in qualcosa di positivo, lo si deve segnalare energicamente ai propri concittadini.

È il caso del libro dell’affermato giornalista Pierluigi Battista, Mio padre era fascista (Mondadori, Milano, 2016), terminato il quale ci è venuto di pensare che qualcosa d’importante si sta forse muovendo nella coscienza profonda del nostro popolo, nonostante il clima plumbeo in cui viviamo, di distrazione e lontananza da tutto quello che è importante, vitale, decisivo per un popolo. Continua a leggere

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conflitti, cultura, storia

Shoah, negazionismo, ricerca storica 1996-2016

Vent’anni fa, nell’aprile del 1996, la storica statunitense Deborah Lipstadt e la casa editrice Penguin Books Ltd. vincevano, davanti ad un tribunale di Londra, il processo intentatogli per diffamazione dallo storico inglese David Irving. Questi aveva infatti considerato diffamatorio il libro della Lipstadt, Denying the Holocaust (1), perché in esso egli veniva attaccato quale negazionista. Irving invece “sosteneva di non poter essere considerato un «negazionista» in quanto le camere a gas erano esse stesse una truffa” (2).

La vittoria in giudizio della Lipstadt, costata alla sua casa editrice ben oltre un milione di sterline dell’epoca in onorari e perizie, ha rappresentato non solo un colpo gravissimo alla credibilità personale di Irving, stimato storico militare della seconda guerra mondiale, ma soprattutto al negazionismo in quanto tale. Da allora, gli storici ritenuti negazionisti sono stati colpiti da numerose azioni giudiziarie, subendo frequenti incarcerazioni, ripetute contestazioni e persino attacchi fisici. Negli ultimi vent’anni, molti Paesi hanno via via adottato specifiche norme che puniscono come reato il negazionismo: da ultimo, l’8 giugno 2016, anche l’Italia ha emanato una normativa specifica, con la quale il negazionismo diventa reato. Continua a leggere

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cultura, economia, Italia, lavoro, politica

Il salvataggio della partitocrazia e il futuro della democrazia in Italia

Gli avvenimenti degli ultimi due mesi hanno di positivo la sempre più radicale chiarificazione di quale sia la situazione dell’Italia, al di là di quello che i mass-media riversano su di un’opinione pubblica attonita difronte al totale scollamento fra la situazione reale del Paese e le manovre della nostra classe dirigente.
Una prima constatazione è indispensabile, anche se non sembra ve ne sia traccia tra gli innumerevoli commenti sulla vittoria elettorale del Movimento Cinque Stelle: per la prima volta infatti si è affermata elettoralmente in Italia una forza politica di valenza nazionale diversa dai partiti che presero forma e potere settant’anni fa, dopo la caduta del fascismo, il 25 luglio 1943. Il Movimento Cinque Stelle, infatti, non ha più alcun riferimento né storico né ideologico né internazionale rispetto a quelli che hanno caratterizzato i partiti nati o rinati nel tragico e travagliato biennio 1943-45. Continua a leggere

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cultura, Italia, politica internazionale

Italia ed Europa, un destino comune

Il Gruppo Clarissa, vale a dire gli autori che collaborano alla rivista on line http://www.clarissa.it, tra i quali chi scrive, hanno pubblicato un documento aperto alla discussione sui rapporti fra Italia ed Europa, concentrato sul problema della sovranità popolare.

Lo riproduco integralmente nel mio blog perché lo ritengo un documento importante per il futuro comune. Buona lettura

L’avvento del governo dei tecnici che ha sfiduciato la classe politica italiana, nonostante la dubbia costituzionalità del fatto, non ha dato luogo all’apertura di un serio dibattito sulla questione di fondo, vale a dire sul futuro dell’Italia e del suo rapporto con l’Unione Europea, in quanto quest’ultima, come nel caso della Grecia, ha di fatto agito, sia vera o meno la diretta pressione tedesca al massimo livello istituzionale italiano, come un potere sovraordinato rispetto a quello nazionale.

Se si considera che la questione è strettamente connessa alla crisi economica del Paese, in quanto non poche forze di opinione attribuiscono all’avvento della moneta unica europea ed all’impostazione della politica economica comunitaria i problemi attuali dell’Italia, capiamo che il tema della sovranità italiana e del rapporto con le istituzioni comunitarie non è una questione di filosofia del diritto, ma investe le prospettive future del nostro Paese. Continua a leggere

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cultura, economia, istruzione, Italia, lavoro

Opportunità oltre la crisi. Per una nuova organizzazione economica

da:www.clarissa.it
Sono ormai molti gli osservatori e gli analisti che riconoscono il significato di svolta degli avvenimenti che da circa due mesi sconvolgono le economie dell’Occidente. Non sono pochi nemmeno quelli che collegano logicamente questi avvenimenti alla cosiddetta “crisi dei mutui”, sviluppatasi a partire dall’estate del 2007, che richiese misure straordinarie di salvataggio da parte del governo Usa e dei governi europei, per evitare il fallimento di molte istituzioni finanziarie mondiali, gravate nei propri bilanci dall’azzeramento del valore di ingenti capitali speculativi: una serie di misure che, utilizzando denaro pubblico per rifornire le casse delle grandi banche, hanno ovviamente aumentato il debito degli Stati occidentali e ne hanno rapidamente ridotto la capacità di intervento.
Sono fatti questi di cui Clarissa si occupò fin dall’autunno 2007 con rimarchevole precisione, indicando, in un momento in cui pochissimi ancora lo facevano, la vastità degli effetti che, cifre alla mano, quella crisi speculativa avrebbe potuto provocare sull’economia mondiale: pur non appartenendo agli specialisti dell’analisi finanziaria, non siamo certo stati smentiti dai fatti, cosa che dimostra che è possibile anche ai non addetti ai lavori comprendere e in certa misura prevedere i rischi del sistema che domina l’economia mondiale da decenni. Continua a leggere
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cultura, istruzione

Scuola, conoscenza, libertà

La crisi dei sistemi scolastici ed educativi occidentali non è un fatto nuovo; in quasi mezzo secolo, a partire dalla stagione del ’68, nessun tentativo di riforma ha tuttavia portato a risultati apprezzabili in nessuno dei paesi dell’Occidente.
Oggi, dati alla mano, sappiamo che, nonostante questo modello domini a livello mondiale, le nostre università sono sempre più inadeguate a preparare gli studenti; sappiamo che i costi dell’istruzione sono ovunque eccessivi e viziati da sprechi e diseconomie, mentre i risultati in termini di apprendimento sono sempre meno soddisfacenti e gli insegnanti sono sempre più insoddisfatti del proprio ruolo professionale, oltre che dei propri stipendi. Il mondo della ricerca, che al sistema dell’istruzione è fortemente connesso, lamenta una progressiva riduzione delle risorse, mentre da fuori gli si rimprovera una crescente incapacità di produrre innovazione di valore strategico, rispetto ai fondi allocati.

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