Stato Italiano e Mafia: una novità

La questione dei rapporti fra lo Stato repubblicano e la Mafia nel secondo dopoguerra ha già fatto scorrere fiumi di inchiostro. Non pretendiamo certo in poche righe di sviscerare un argomento tanto discusso.
Lo scopo oggi è solo di segnalare una “pista” che è emersa dall’acuta analisi di Vincenzo Vinciguerra in un articolo stringato e lucido, che merita assolutamente di essere letto da tutti quelli che onestamente aspirano alla verità.
Sul fatto che la mafia sia stata reimportata nel nostro meridione dalla collaborazione che il servizio segreto (ONI) della US NAVY stabilì con Lucky Luciano, non vi sono dubbi: neanche sul fatto che la mafia abbia svolto un ruolo decisivo nel facilitare il successo dell’operazione Husky (lo sbarco alleato in Sicilia) vi sono dubbi.
La discussione infuria ancora sulle vicende successive: per esempio, sulla sanguinosa meteora del bandito Giuliano, sulla sua fine e quella del suo braccio destro, Gaspare Pisciotta, essendo comunque evidente che anche quel banditismo venne sfruttato per ragioni politiche inconfessabili dalla classe dirigente democristiana da poco giunta nelle stanze dei bottoni.
La pagina che ora viene affrontata da Vinciguerra, in una prospettiva che merita la più alta considerazione, è quella del “caso Sindona”, dato che esso ha avuto un ruolo che difficilmente può essere sottovalutato per comprendere i segreti, che non sono più misteri, della storia repubblicana.
Vinciguerra avanza, documentandola, l’ipotesi che il capo della mobile di Palermo, vicequestore Boris Giuliano, non sia stato assassinato perché giunto ad importanti scoperte nelle sue indagini, ma, più semplicemente e ancor più tragicamente, per far posto ad un funzionario più accomodante di lui: appunto nell’imminenza del rientro in Italia, e più precisamente in Sicilia, di Michele Sindona, pronto alla battaglia finale in difesa dei suoi vasti interessi, che notoriamente coinvolgevano la classe dirigente politico-affaristica italiana, in stretto collegamento con alcuni dei più importanti centri di potere Usa, in primis la CIA.
La morte di Giuliano avrebbe quindi permesso di collocare al suo posto una figura come quella del vice-questore Giuseppe Impallomeni, coinvolto a Firenze in una brutta storia di bische, poi affiliato alla massoneria e infine alla loggia P2, grazie ad una personale conoscenza con Gelli, forse risalente proprio al periodo ed alle vicende fiorentine.
Non voglio qui riassumere l’articolo di Vinciguerra, perché esso merita di essere letto e meditato integralmente, e non in sintesi.
L’importanza di questa ipotesi sta nel fatto che questo evento, l’uccisione di un alto funzionario di polizia, da eliminare per far posto ad uno condizionato e condizionabile, dimostrerebbe una presenza con poteri decisionali ai più alti livelli del Ministero degli Interni in grado di condurre questa delicata operazione, visto che è lì che Impallomeni passa in un batter d’occhi dalla 309a posizione alla 13a in graduatoria, ed è da lì che viene comandato a sostituire Boris Giuliano alla mobile di Palermo.
Alla luce del fatto che in molte delle successive inchieste di mafia, fino alle più clamorose, come l’assassinio del giudice Borsellino, risulta oramai conclamato l’intervento di uomini dello Stato – l’ipotesi di Vinciguerra delinea un’ininterrotta continuità di rapporti fra mafia e Stato, ma di tipo assai diverso da quello finora ipotizzato.
Dovrebbe essere considerato con la massima serietà, dai magistrati che ancora oggi indagano sulla cosiddetta “trattativa Stato-Mafia”, il fatto che da questa ricostruzione emerge una ben diversa prospettiva, se davvero Vinciguerra ha ragione, come già l’ha avuta in merito ai fondamenti ideologici ed operativi della strategia della tensione.
Si tratta cioè di una ben diversa configurazione del rapporto fra le due entità, Stato e Mafia. Non di una trattativa fra due istituzioni indipendenti, e quindi sempre potenzialmente in conflitto: ma di una collaborazione coordinata e continuativa fra di esse nella gestione del potere in aree, settori e istituzioni del nostro Paese.
L’articolo di Vinciguerra a noi ha quindi fatto fare un salto sulla sedia: succederà lo stesso ai magistrati di questo Stato-Mafia?

L’arroganza degli scienziati

Non ce l’ho proprio fatta più: dopo l’ennesima panoramica sugli scontri fra scienziati italiani sulla pandemia, mi sono sentito di scrivere un breve pezzo su clarissa.it, La scienza si fa partito.

Secondo me la causa è il potere acquisito dalla scienza contemporanea. L’avere assegnato a lei l’ultima parola persino nelle decisioni “politiche”. Entrando in politicis ovviamente gli scienziati si schierano partiticamente, presi subito al volo dai partiti che, non avendo più riferimenti ideologici convincenti, ricorrono alla scienza per darsi una linea.

Così quella patologia fra le tre sfere sociali di cui ha parlato così chiaramente Rudolf Steiner è oggi completa, la si vede con assoluta chiarezza.

Non ho parlato in quell’articolo della commistione con il potere economico, perché essa merita un discorso a parte: negli Stati Uniti se ne parla molto, per esempio rispetto ai conflitti di interesse che esistono fra i “valutatori” degli articoli scientifici, con la nota modalità di valutazione peer-to-peer che non è affatto oggettiva come si pretende. Se avrò modo, riprenderò il ragionamento.

Magari si aprisse un dibattito serio su queste cose!

Il trattato INF e la strategia Usa in Europa

Ho pubblicato sul giornale on line clarissa.it, a cui collaboro da molto tempo uno studio in tre parti sulla lunga storia dei missili nucleari (e non) a raggio intermedio, la zona grigia che le varie trattative sulla riduzione delle armi nucleari non sono mai riuscite a portare a soluzione.

Ho chiamato questo studio “una storia europea” in quanto l’Europa è il teatro geopolitico in cui le nuove crescenti tensioni tra Russia e Stati Uniti d’America potrebbero portare ad una crisi nella quale queste armi micidali potrebbero rendere possibile un confronto militare.

Ho pensato di fare cosa gradita ai lettori dandovi la possibilità di scaricare il documento integrale. Buona lettura.

Scenario italiano. Parte terza: la missione dell’Italia

La mancanza di comprensione del contesto internazionale e delle forze reali dell’economia globalizzata da parte della classe dirigente italiana spiega, in definitiva, il crescente distacco di essa rispetto al Paese. Da qui il sano, istintivo atteggiamento antipolitico diffusosi nel Paese, atteggiamento corrispondente del resto ad una caratteristica storicamente strutturale dell’Italia che, quasi per paradosso, è riuscita per secoli a donare grandi forze di progresso spirituale all’umanità in totale assenza di uno Stato unitario. Ben poco da sorprendersi né da scandalizzarsi quindi, se, dopo centocinquanta anni di storia unitaria, in presenza di una classe politica che non più incarna l’unità, gli Italiani comincino a volersi sottrarre al dominio apparente della politica, che cela forze ben più potenti, come abbiamo appena visto.

 Questa tendenza è del resto ampiamente giustificata dalla constatazione della sostanziale impossibilità ad operare i necessari mutamenti nel Paese, nella direzione che gli scenari che abbiamo precedentemente tratteggiato imporrebbero, da parte vuoi di forze nuove elettorali, vuoi di forze movimentiste. Nel primo caso, si è visto quanto, una volta costrette nei meccanismi del parlamentarismo, esse possano essere velocemente svuotate della propulsione necessaria ad imprimere una svolta decisiva al Paese. Nel secondo caso, si è visto molto recentemente quanto sia facile prestarsi a infiltrazioni, provocazioni, strumentalizzazioni, ovvero alla caduta in fenomeni qualunquistici di corta prospettiva.Continua a leggere…

Scenario Italiano. Parte seconda: oligarchie finanziarie contro democrazia del lavoro

La lezione del 2007-2008 non è stata compresa. Basterebbe questa affermazione per definire lo scenario dell’economia mondiale dei prossimi mesi ed anni.

I grandi centri finanziari mondiali, che elaborano le strategie sistemiche dell’economia mondiale, dimostrano di non volere e di non potere rinunciare all’orientamento speculativo che è insieme all’origine della crisi che ha investito il sistema-mondo nell’ultimo quinquennio, e che, allo stesso tempo, costituisce il fondamento stesso del potere dei “padroni dell’universo”, come questi oligarchi amano definirsi.

Lo dimostra il fatto che nessuna delle regolamentazioni statunitensi o europee ha affrontato le tre questioni che avrebbero dovuto essere preliminari all’adozione di qualsiasi modalità di risoluzione della crisi.

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Derivati, finanza, partiti: la malattia che non si vuole curare

Noi di clarissa.it potremmo rivendicare il fatto che in tempi non sospetti, vale a dire in una conferenza pubblica del 27 ottobre 2007, di cui è possibile scaricare dal nostro sito la presentazione, avevamo chiaramente indicato proprio quello che si sta oggi dimostrando nei fatti.
Dicevamo che l’economia finanziarizzata, quella dei Padroni dell’Universo (come amano chiamarsi i grandi speculatori internazionali) che hanno lavorato per tre decenni e oltre sotto il democratico motto “create e distribuite” (riferito ovviamente al rischio speculativo…), aveva già intaccato la finanza pubblica, e questo avrebbe condizionato le scelte politiche di un’intera classe dirigente, quella occidentale.
In questo modo, assoggettando definitivamente i popoli all’esigenza di coprire l’enorme massa di titoli che sono ormai carta straccia, quelle politiche avrebbero necessariamente dovuto recuperare le perdite di sistema mediante la pressione fiscale, la cosiddetta austerità e la messa a rischio dell’intero sistema del welfare.
Così da allora è stato: quello che nel 2007 ben pochi hanno saputo dire, oggi è sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere e comprendere.
Le notizie che con grande prudenza La Repubblica sta dando in queste ore, sulla perdita di 8 miliardi di euro in derivati del Tesoro italiano, si aggiungono a quello che abbiamo già letto sulla vicenda Monte Paschi di Siena, ma anche, qui “da noi” in piccolo, sulla gravissima crisi di Banca Marche: una banca locale che non ha ancora spiegato ai suoi azionisti né tantomeno alla cittadinanza le ragioni per cui ha dovuto “svalutare” un quarto dei suoi “assets” (patrimonio), oltre ad avere accumulato una perdita di oltre 500 milioni di euro.Continua a leggere…

Traduco il programma di “Alternative für Deutschland”

Visto l’importante dibattito in corso in tutta Europa sul destino dell’euro e dell’Unione Europea, mi sono permesso di tradurre il volantino programmatico del nuovo movimento tedesco che si colloca in posizione fortemente ostile al processo di integrazione monetaria.

Ovviamente risulta evidente dalla lettura di questo tedesco l’orientamento fortemente conservatore del movimento e la singolare corrispondenza con le posizioni anti-europeistiche dei conservatori britannici.

Sarà quindi interessante vedere l’ampiezza del consenso che il movimento potrà raccogliere in Germania ai prossimi appuntamenti elettorali.

fonte: https://www.alternativefuer.de/Continua a leggere…

Il salvataggio della partitocrazia e il futuro della democrazia in Italia

Gli avvenimenti degli ultimi due mesi hanno di positivo la sempre più radicale chiarificazione di quale sia la situazione dell’Italia, al di là di quello che i mass-media riversano su di un’opinione pubblica attonita difronte al totale scollamento fra la situazione reale del Paese e le manovre della nostra classe dirigente.
Una prima constatazione è indispensabile, anche se non sembra ve ne sia traccia tra gli innumerevoli commenti sulla vittoria elettorale del Movimento Cinque Stelle: per la prima volta infatti si è affermata elettoralmente in Italia una forza politica di valenza nazionale diversa dai partiti che presero forma e potere settant’anni fa, dopo la caduta del fascismo, il 25 luglio 1943. Il Movimento Cinque Stelle, infatti, non ha più alcun riferimento né storico né ideologico né internazionale rispetto a quelli che hanno caratterizzato i partiti nati o rinati nel tragico e travagliato biennio 1943-45.Continua a leggere…