Il trattato INF e la strategia Usa in Europa

Ho pubblicato sul giornale on line clarissa.it, a cui collaboro da molto tempo uno studio in tre parti sulla lunga storia dei missili nucleari (e non) a raggio intermedio, la zona grigia che le varie trattative sulla riduzione delle armi nucleari non sono mai riuscite a portare a soluzione.

Ho chiamato questo studio “una storia europea” in quanto l’Europa è il teatro geopolitico in cui le nuove crescenti tensioni tra Russia e Stati Uniti d’America potrebbero portare ad una crisi nella quale queste armi micidali potrebbero rendere possibile un confronto militare.

Ho pensato di fare cosa gradita ai lettori dandovi la possibilità di scaricare il documento integrale. Buona lettura.

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Scenario italiano. Parte terza: la missione dell’Italia

La mancanza di comprensione del contesto internazionale e delle forze reali dell’economia globalizzata da parte della classe dirigente italiana spiega, in definitiva, il crescente distacco di essa rispetto al Paese. Da qui il sano, istintivo atteggiamento antipolitico diffusosi nel Paese, atteggiamento corrispondente del resto ad una caratteristica storicamente strutturale dell’Italia che, quasi per paradosso, è riuscita per secoli a donare grandi forze di progresso spirituale all’umanità in totale assenza di uno Stato unitario. Ben poco da sorprendersi né da scandalizzarsi quindi, se, dopo centocinquanta anni di storia unitaria, in presenza di una classe politica che non più incarna l’unità, gli Italiani comincino a volersi sottrarre al dominio apparente della politica, che cela forze ben più potenti, come abbiamo appena visto.

 Questa tendenza è del resto ampiamente giustificata dalla constatazione della sostanziale impossibilità ad operare i necessari mutamenti nel Paese, nella direzione che gli scenari che abbiamo precedentemente tratteggiato imporrebbero, da parte vuoi di forze nuove elettorali, vuoi di forze movimentiste. Nel primo caso, si è visto quanto, una volta costrette nei meccanismi del parlamentarismo, esse possano essere velocemente svuotate della propulsione necessaria ad imprimere una svolta decisiva al Paese. Nel secondo caso, si è visto molto recentemente quanto sia facile prestarsi a infiltrazioni, provocazioni, strumentalizzazioni, ovvero alla caduta in fenomeni qualunquistici di corta prospettiva.Continua a leggere…

Scenario Italiano. Parte seconda: oligarchie finanziarie contro democrazia del lavoro

La lezione del 2007-2008 non è stata compresa. Basterebbe questa affermazione per definire lo scenario dell’economia mondiale dei prossimi mesi ed anni.

I grandi centri finanziari mondiali, che elaborano le strategie sistemiche dell’economia mondiale, dimostrano di non volere e di non potere rinunciare all’orientamento speculativo che è insieme all’origine della crisi che ha investito il sistema-mondo nell’ultimo quinquennio, e che, allo stesso tempo, costituisce il fondamento stesso del potere dei “padroni dell’universo”, come questi oligarchi amano definirsi.

Lo dimostra il fatto che nessuna delle regolamentazioni statunitensi o europee ha affrontato le tre questioni che avrebbero dovuto essere preliminari all’adozione di qualsiasi modalità di risoluzione della crisi.

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Derivati, finanza, partiti: la malattia che non si vuole curare

Noi di clarissa.it potremmo rivendicare il fatto che in tempi non sospetti, vale a dire in una conferenza pubblica del 27 ottobre 2007, di cui è possibile scaricare dal nostro sito la presentazione, avevamo chiaramente indicato proprio quello che si sta oggi dimostrando nei fatti.
Dicevamo che l’economia finanziarizzata, quella dei Padroni dell’Universo (come amano chiamarsi i grandi speculatori internazionali) che hanno lavorato per tre decenni e oltre sotto il democratico motto “create e distribuite” (riferito ovviamente al rischio speculativo…), aveva già intaccato la finanza pubblica, e questo avrebbe condizionato le scelte politiche di un’intera classe dirigente, quella occidentale.
In questo modo, assoggettando definitivamente i popoli all’esigenza di coprire l’enorme massa di titoli che sono ormai carta straccia, quelle politiche avrebbero necessariamente dovuto recuperare le perdite di sistema mediante la pressione fiscale, la cosiddetta austerità e la messa a rischio dell’intero sistema del welfare.
Così da allora è stato: quello che nel 2007 ben pochi hanno saputo dire, oggi è sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere e comprendere.
Le notizie che con grande prudenza La Repubblica sta dando in queste ore, sulla perdita di 8 miliardi di euro in derivati del Tesoro italiano, si aggiungono a quello che abbiamo già letto sulla vicenda Monte Paschi di Siena, ma anche, qui “da noi” in piccolo, sulla gravissima crisi di Banca Marche: una banca locale che non ha ancora spiegato ai suoi azionisti né tantomeno alla cittadinanza le ragioni per cui ha dovuto “svalutare” un quarto dei suoi “assets” (patrimonio), oltre ad avere accumulato una perdita di oltre 500 milioni di euro.Continua a leggere…

Traduco il programma di “Alternative für Deutschland”

Visto l’importante dibattito in corso in tutta Europa sul destino dell’euro e dell’Unione Europea, mi sono permesso di tradurre il volantino programmatico del nuovo movimento tedesco che si colloca in posizione fortemente ostile al processo di integrazione monetaria.

Ovviamente risulta evidente dalla lettura di questo tedesco l’orientamento fortemente conservatore del movimento e la singolare corrispondenza con le posizioni anti-europeistiche dei conservatori britannici.

Sarà quindi interessante vedere l’ampiezza del consenso che il movimento potrà raccogliere in Germania ai prossimi appuntamenti elettorali.

fonte: https://www.alternativefuer.de/Continua a leggere…

Il salvataggio della partitocrazia e il futuro della democrazia in Italia

Gli avvenimenti degli ultimi due mesi hanno di positivo la sempre più radicale chiarificazione di quale sia la situazione dell’Italia, al di là di quello che i mass-media riversano su di un’opinione pubblica attonita difronte al totale scollamento fra la situazione reale del Paese e le manovre della nostra classe dirigente.
Una prima constatazione è indispensabile, anche se non sembra ve ne sia traccia tra gli innumerevoli commenti sulla vittoria elettorale del Movimento Cinque Stelle: per la prima volta infatti si è affermata elettoralmente in Italia una forza politica di valenza nazionale diversa dai partiti che presero forma e potere settant’anni fa, dopo la caduta del fascismo, il 25 luglio 1943. Il Movimento Cinque Stelle, infatti, non ha più alcun riferimento né storico né ideologico né internazionale rispetto a quelli che hanno caratterizzato i partiti nati o rinati nel tragico e travagliato biennio 1943-45.Continua a leggere…