Council on Foreign Relations e complottismo

Nella categoria 100 Anni fa di clarissa.it ho pubblicato un articolo molto sintetico sulla nascita del Council of Foreign Relations.

Sappiamo che è un poderoso think-tank statunitense. I suoi uomini hanno attraversato tutti i livelli e tutte le stanze del potere anglosassone del XX secolo. Una storia che continua ancora.

Spero si capisca che trattare questi temi in termini di complottismo è davvero infantile: come in epoca imperiale romana, le classi dirigenti si costruiscono con il tempo, le idee, la scelta degli uomini, la loro formazione, il loro utilizzo in tutti i ruoli che competono ad una classe dirigente: cultura, amministrazione, forze armate, politica, direzione di impresa.

Non c’è bisogno di complotti per questo: basta studiare i percorsi di questi attori, i loro incroci, i loro punti divergenti e convergenti, per vedere come opera una ruling class degna di questo nome nel mondo della modernità.

Dovrebbe essere chiaro che è questa chiave per una piena comprensione della microfisica del potere occidentale, per usare il famoso termine di Foucault.

Molte altre cose si potrebbero dire in argomento: vi faccio appena cenno nell’articolo.

Ho tralasciato, per esempio, la storia, parallela a questa, di come gli apparati di intelligence statunitense e britannico si sono piano piano (e con grandi scontri interni…) alleati durante le due guerre. Anche in quel caso tutto partiva da gruppi scelti e selezionati di persone, che vivevano esperienze comuni: non pochi di loro sono poi anche passati dal CFR.

A quelli che parlano di come cambiare le cose, anche oggi, bisognerebbe ricordare questo punto: non è la tecnologia che cambia il mondo – sono gli esseri umani. Qualcuno direbbe, cinicamente, il loro buon uso.

Noi speriamo che prima o poi siano uomini di buona volontà a muovere il mondo…

Annunci

Il 1919, un anno che non è ancora passato?

Può sembrare strano, ma sono arrivato da tempo alla convinzione che il 1919 sia stato il laboratorio in cui l’umanità ha sviluppato tutto quanto si è poi venuto elaborando fino ai giorni nostri.

Sicuramente è stato il precipitato di quanto drammaticamente era venuto forgiandosi nelle spaventose esperienze della Grande Guerra, sul piano spirituale, economico-sociale e politico. Queste esperienze si riversarono come un fiume in piena negli avvenimenti del 1919.

Per questa ragione, in forma quasi aforistica, sto pubblicando su clarissa.it alcuni brevi articoli che colgono qua e là il lento ma travolgente movimento di questo magma storico. Se vi interessa, seguite questo lavoro!

La questione sociale nel XXI secolo

Negli ultimi tempi, ho pubblicato sul sito clarissa.it due articoli sulla Questione Sociale, che mi sembra tornare sempre di più di attualità, anche se storicamente l’abbiamo confinata all’Ottocento, massimo alla prima metà del Novecente, quasi che il welfare State post-bellico avesse risolto i problemi di sperequazione economica, ruolo sociale del lavoro e della proprietà, rapporti tra economia, politica, cultura.
Non credo sia così: la questione rimane aperta ed attuale, in tutte le sue implicazioni.
Eccoli:
Gilet gialli, questione sociale, democrazia – pubblicato lo scorso 9 dicembre 2018.
La questione sociale nel terzo millennio – pubblicato lo scorso 6 gennaio 2019.
Buona lettura a tutti.

Il trattato INF e la strategia Usa in Europa

Ho pubblicato sul giornale on line clarissa.it, a cui collaboro da molto tempo uno studio in tre parti sulla lunga storia dei missili nucleari (e non) a raggio intermedio, la zona grigia che le varie trattative sulla riduzione delle armi nucleari non sono mai riuscite a portare a soluzione.

Ho chiamato questo studio “una storia europea” in quanto l’Europa è il teatro geopolitico in cui le nuove crescenti tensioni tra Russia e Stati Uniti d’America potrebbero portare ad una crisi nella quale queste armi micidali potrebbero rendere possibile un confronto militare.

Ho pensato di fare cosa gradita ai lettori dandovi la possibilità di scaricare il documento integrale. Buona lettura.

I cento anni di guerra del sionismo, da Balfour a Trump (1917-2017)

Lo scorso 2 novembre ricorrevano i cento anni dalla Dichiarazione Balfour, evento che ha marcato indelebilmente la storia dell’intero Medio Oriente contemporeaneo, poiché con quest’atto politico-diplomatico il governo inglese aprì la strada, sotto la pressione del movimento sionista, collegatosi ai vertici del potere britannico e statunitense nel corso della Prima guerra mondiale, alla nascita dello Stato ebraico, realizzatasi poi pienamente nel 1948.

Continua a leggere…

Venti tesi sulla strategia della tensione

Questo documento di lavoro, a firma G.S., è comparso sul sito clarissa.it, al quale collaboro da tempo: lo propongo come stimolo alla discussione.

 

I punti di vista che vengono qui pubblicati sintetizzano i risultati di una ricerca storica oramai consolidata nel corso degli ultimi venti anni.
Tuttavia riteniamo utile proporli in modo estremamente sintetico e riassuntivo, per costituire dei riferimenti essenziali per chi è interessato ad approfondire questo tema, fondamentale per comprendere la storia italiana e molti dei fenomeni terroristici ancora in svolgimento.
Come sempre in campo storico, riteniamo che la revisione di qualunque opinione sia sempre possibile, ma consideriamo questi punti sufficientemente vicini alla verità per poter essere oggi presentati come tesi e non più come semplici ipotesi.

Continua a leggere…

Non c’è due senza tre

Con l’attacco statunitense alla base aerea siriana di Sharyat, qualsiasi speranza o timore che la politica estera americana potesse cambiare con Trump è stata cancellata, allo stesso modo di quanto accaduto con Barak Obama rispetto ai suoi predecessori.
Sono oramai diversi anni che abbiamo documentato in Medio Oriente senza pace come la politica americana nel Medio Oriente allargato conservi una linea di continuità assoluta e come essa sia in realtà dettata da centri di potere misti israelo-americani che hanno assunto il pieno controllo delle decisioni presidenziali in quest’area: uno studio appena meno che superficiale degli uomini messi anche da Trump nei posti chiave della sua amministrazione dimostra che anche nel suo caso sono gli interessi dello Stato ebraico che dettano la linea.Continua a leggere…