economia, politica internazionale

Finalmente Europa!

L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea rappresenta un elemento di chiarificazione.
Le ragioni tattiche dell’adesione britannica sul finire degli anni Sessanta, quando l’impero coloniale inglese era entrato in una crisi irreversibile e passava il testimone agli Stati Uniti; le modalità “speciali” con cui essa ha partecipato al processo di integrazione europea, grazie ai cosiddetti opt-out che essa ha ottenuto; la sua prioritaria integrazione atlantica con gli Stati Uniti d’America, testimoniata da ultimo nel caso della guerra in Iraq del 2003; l’essere sede del centro di potere finanziario mondializzato della City of London, che tuttora rappresenta il vertice della finanza off-shore: tutti questi fattori hanno da sempre conferito una palese ambiguità all’europeismo britannico. Continua a leggere

Annunci
Standard
conflitti, geopolitica, politica internazionale, storia

Le possibili ragioni dell’intervento della Russia in Medio Oriente

L’intervento militare russo in Medio Oriente sembra avere completamente spiazzato gli osservatori occidentali: il monopolio occidentale delle operazioni di “polizia internazionale” a leadership anglo-sassone, a partire dal 1991, improvvisamente sembra essere stato infranto dalla decisione della Duma russa di colpire le forze anti-governative in Siria, siano esse affratellate o meno all’Isis.
Molti sono in effetti i risvolti paradossali di questo pesante intervento militare: la Russia che, a seguito della crisi ucraina, pareva relegata ai margini della comunità internazionale, sembra ora prendere a pretesto la lotta contro l’estremismo islamista per affermare con forza la legittimità del governo Assad. Si tratta quindi in definitiva, più che di un intervento dettato da ragioni ideologiche, di una netta ripresa della più classica delle Reapolitik: la difesa di un alleato storico della Russia, con la quale si pone anche in seria difficoltà uno dei più tradizionali avversari della Russia, la Turchia.
Elemento non meno importante, che Putin sta debitamente enfatizzando, è che la Russia si è così posta di fatto anche alla testa di una coalizione di forze (Siria, Iran e Iraq) che costituiscono un “fronte” arabo sfacciatamente antitetico a quello sunnita-wahabbita guidato dall’Arabia Saudita, proprio ora che quest’ultimo paese si trova impantanato, fra molte critiche anche al suo interno, in un intervento nello Yemen che sembra stia drenando senza costrutto importanti risorse militari dei paesi del Golfo. Continua a leggere

Standard
conflitti, geopolitica, politica internazionale

Ucraina, tra Nato e Russia: cosa deve succedere ancora?

Sono 6832, secondo i dati di luglio 2015, le vittime ufficiali della guerra che si sta combattendo da oltre un anno nella regione orientale dell’Ucraina al confine con la Russia, il Donbass, dopo la caduta del presidente Yanukovich nei primi mesi del 2014.
Gli accordi internazionali di Minsk dello scorso febbraio, con i quali la diplomazia europea ha semplicemente tentato di congelare il conflitto con un cessate il fuoco bilaterale, non hanno in realtà mai interrotto le operazioni militari sul terreno, dove anzi si assiste ad una graduale erosione delle posizioni ucraine da parte delle forze armate dell’autoproclamata Repubblica Popolare del Donetsk (DPR) e della gemella Repubblica Popolare di Luhanks (LPR): in particolare, gli indipendentisti filo-russi nelle ultime settimane avrebbero guadagnato posizioni in direzione della strategica città portuale di Mariupol nel sud-est della regione.
Nei giorni scorsi, il presidente ucraino Poroshenko, oltre ad aver sollecitato i governi occidentali a sostenere il suo governo, ha ribadito, in vista delle celebrazioni dell’indipendenza dell’Ucraina, l’esigenza di rafforzare militarmente il Paese per molti decenni a venire, polemizzando duramente contro un “malinteso pacifismo” che serpeggia in molte forze politiche del Paese e citando un’imminente minaccia di attacco da parte della Russia. Continua a leggere

Standard
economia, Italia, triarticolazione dell'organismo sociale

Lezioni per tutti dalla crisi della Grecia

 

Dialogo fra sordi

Yanis Varoufakis, il ministro greco defenestrato per permettere l’accordo con l’Eurogruppo, ha descritto così le sue discussioni con i 19 ministri delle finanze dell’Eurozona:
“Non è che la discussione andava male, si rifiutavano proprio di discutere questioni economiche. Punto e basta. Tu presenti una proposta a cui hai lavorato, ti assicuri che sia coerente, e ti trovi davanti sguardi vuoti e inespressivi. È come se non avessi parlato. Quello che dici è indipendente da quello che dicono loro. Se avessi cantato l’inno nazionale finlandese, avrebbero avuto la stessa reazione”.
Eppure Varoufakis non è affatto quell’estremista paleo-comunista che la stampa italiana ha spesso descritto: è un economista formatosi nelle migliori università anglo-sassoni, dove ha anche insegnato; è uno dei massimi esperti mondiali della “teoria dei giochi”, un sofisticato metodo logico-matematico spesso utilizzato proprio nella simulazione di trattative diplomatiche. Queste sue elevate competenze tuttavia gli sono servite a ben poco: dovremmo chiederci perché.
Soprattutto dovremmo chiederci a cosa servisse quella trattativa fra sordi intorno alla quale i media hanno creato tanta suspence, quasi che da essa dipendesse il futuro della Grecia e dell’Europa intera. Fin dall’11 luglio, infatti, cioè prima che l’accordo capestro con la Grecia fosse raggiunto, lo stesso Fondo Monetario Internazionale, una delle parti in causa, ha distribuito a quello stesso Eurogruppo il seguente comunicato:
“Il debito pubblico greco è divenuto altamente insostenibile. (…) Il fabbisogno finanziario fino alla fine del 2018 è ora valutato in 85 miliardi di euro e ci si aspetta che il debito [pubblico] giunga al 200 per cento del PIL nei prossimi due anni, ammesso che vi sia presto un accordo su di un programma. Il debito greco può ora diventare sostenibile grazie a misure di riduzione del debito che vanno ben oltre ciò che l’Europa ha inteso prendere in considerazione fino ad oggi”.
Come a dire: la Grecia è comunque fallita; o si riduce il debito, oppure i giochi sono fatti. Ma questo BCE, FMI, Unione Europea lo sapevano benissimo: da cinque anni, infatti, i vertici politici e finanziari europei sono perfettamente coscienti di quello che il FMI si è tardivamente sentito in dovere di mettere ora per iscritto.
Dunque, se tutti gli attori del dramma erano consapevoli che solo la riduzione del debito potrebbe impedire la rovina della Grecia, allora i 325 miliardi di euro di aiuti dati alla Grecia non vengono prelevati dalle tasche degli europei per la salvezza del popolo greco. È quindi ben chiaro che questo denaro semplicemente deve evitare che questa crisi aggravi quella generale del sistema finanziario europeo ed internazionale.

Continua a leggere

Standard
conflitti, politica internazionale, storia

Ucraina tra Russia e Occidente (intervista a G. Colonna)

Pubblico il testo dell’intervista concessa a Francesco Algisi per archiviostorico.net Buona lettura.

1) Quali erano le “valide ragioni strategiche” (pag.17) che mancarono alle potenze occidentali, nel 1919, per sostenere il concetto wilsoniano di autodeterminazione dei popoli nel caso dell’Ucraina?

Direi che fu da un lato la stessa ipocrisia del concetto wilsoniano di autodeterminazione, che celava precisi interessi anglosassoni all’apertura dei mercati centro-europei e alla disintegrazione della Russia come potenza europea.

La paura anticomunista, poi, condizionò le scelte nell’Europa orientale, in modo particolare rispetto alla Polonia che, come forse ho accennato nel testo, doveva essere un baluardo contro la Germania e al tempo stesso contro il bolscevismo – mettendo così le premesse per quanto avverrà nel 1939. Continua a leggere

Standard
conflitti, geopolitica, politica internazionale, storia

Ucraina e Russia: una pace possibile?

intervista a Gaetano Colonna a cura di Luca Balduzzi
imolaoggi.it, mercoledì 21 gennaio 2015

Dal dicembre del 2007, a seguito dell’estensione dell’area Schengen fino alla Polonia, l’Ucraina non ha mai fatto mistero di volere velocizzare il processo di integrazione con l’Unione europea. Che cosa è cambiato dopo la designazione di Viktor Janukovyč come Presidente della Repubblica nel 2010?
Dalla ricostruzione che ho potuto fare nel mio libro, basandomi su fonti certamente non filo-russe, risulta in modo indiscutibile che l’orientamento di Viktor Janukovyč era assolutamente in linea con il processo d’integrazione nella Unione Europea: è stata se vogliamo una sorpresa anche per me, se si pensa a come questo politico ucraino è stato dipinto da noi. Risulta altrettanto inoppugnabilmente dalle fonti che, dopo l’arrivo alla presidenza di Viktor Janukovyč, è stata l’Unione Europea a rialzare costantemente la posta, rifiutandosi per esempio di assumere precisi impegni a sostegno dell’economia del Paese in un passaggio sicuramente non indolore sul piano economico-finanziario. Si ha quindi l’impressione che la Ue avesse scelto di non accogliere l’Ucraina fin quando questa fosse stata guidata da un presidente che puntava a integrarsi con l’Europa mantenendo però buoni rapporti anche con la Russia, come del resto sarebbe logico per l’Ucraina. A mio parere, la Ue ha seguito i desiderata degli Stati Uniti che, nel dicembre 2012, hanno assunto una posizione durissima contro Putin, accusandolo di voler ricreare l’impero sovietico, mostrando quale sia la vera posta in gioco: fare della Russia una potenza di terz’ordine. Continua a leggere

Standard
conflitti, geopolitica, Italia, politica internazionale

Distrazione dell’Occidente

nocc

Gli avvenimenti di Parigi sono una sanguinosa occasione di distrazione per l’Occidente: sia l’attacco a Charlie Hebdo davvero un’operazione di guerra dell’estremismo islamico contro la Francia, o un aggiornato esempio di strategia della tensione per portare l’Europa a intervenire in Medio Oriente, questo attacco ha messo in secondo piano un avvenimento di portata storica. Continua a leggere

Standard