politica internazionale

L’Italia con la Nato in Lettonia: la questione di fondo

È necessaria una messa a punto per dare il giusto valore alla decisione del governo italiano di inviare 140 soldati italiani in Lettonia, come componente della forza Nato dislocata in quel Paese, al confine con la Federazione Russa.
L’orientamento della Nato a rafforzare militarmente i Paesi dell’Europa orientale (Paesi Baltici, Polonia, Bulgaria, Romania) è stata consacrata fin dal Vertice dei Capi di Stato e di Governo alleati tenutosi nel settembre 2014 a Celtic Manor: questo vertice ha infatti innescato una sequenza di misure operative che lo scorso 8-9 luglio hanno portato, dopo l’altro Summit Nato di Varsavia, tenutosi non a caso nello stesso edificio un tempo sede del comando supremo del Patto di Varsavia, alla concreta messa in opera del cosiddetto RAP (Readiness Action Plan, che potremmo tradurre con “Piano di Pronto Intervento”), articolato su due tipi di azioni: “misure di rassicurazione“ e “misure di adattamento”. Continua a leggere

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conflitti, politica internazionale, storia

Ucraina tra Russia e Occidente (intervista a G. Colonna)

Pubblico il testo dell’intervista concessa a Francesco Algisi per archiviostorico.net Buona lettura.

1) Quali erano le “valide ragioni strategiche” (pag.17) che mancarono alle potenze occidentali, nel 1919, per sostenere il concetto wilsoniano di autodeterminazione dei popoli nel caso dell’Ucraina?

Direi che fu da un lato la stessa ipocrisia del concetto wilsoniano di autodeterminazione, che celava precisi interessi anglosassoni all’apertura dei mercati centro-europei e alla disintegrazione della Russia come potenza europea.

La paura anticomunista, poi, condizionò le scelte nell’Europa orientale, in modo particolare rispetto alla Polonia che, come forse ho accennato nel testo, doveva essere un baluardo contro la Germania e al tempo stesso contro il bolscevismo – mettendo così le premesse per quanto avverrà nel 1939. Continua a leggere

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conflitti, economia, geopolitica, Italia, politica internazionale, storia

Scenario Italiano. Parte prima: il contesto internazionale

Per indicare brevemente le prospettive per l’Italia nei prossimi anni, dobbiamo partire da quanto accade a livello mondiale.

Il principale processo storico che sta segnando il nuovo secolo è rappresentato dallo spostamento del baricentro delle grandi politiche di potenza dall’Atlantico al Pacifico. Si tratta di un passaggio significativo, perché modifica il quadro cui siamo abituati in Europa da oltre due secoli, la prospettiva alla quale ci ha assuefatto il XX secolo: nonostante il declino dell’Europa come sede delle grandi potenze mondiali, infatti, l’asse anglo-americano sul nord Atlantico, consolidatosti in due conflitti planetari, aveva fatto finora di quest’area il centro strategico del mondo.

Ma la crescente polarizzazione fra Cina e Stati Uniti d’America nel Pacifico non è in realtà cosa nuova per la storia americana, a differenza nostra: è ben noto infatti che sia stato proprio il Pacifico la prima arena mondiale in cui l’imperialismo americano si estrinsecò, verso la fine del XIX secolo; così come è risaputo che il presidente americano F.D. Roosevelt, il grande artefice della vittoria statunitense nella seconda guerra mondiale, vedeva nella Cina il partner ideale della riorganizzazione dell’ordine mondiale post-bellico, dentro e fuori il contesto delle Nazioni Unite. Continua a leggere

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conflitti, economia, Italia, politica internazionale

Israele e Usa: dal Medio Oriente al Pacifico

È molto probabile che nelle prossime settimane la situazione internazionale dia origine ad avvenimenti importanti, non solo per la fiammata anti-americana accesasi nelle ultime ore nel mondo arabo. Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica occidentale si concentrava sulla grave crisi economico-finanziaria, infatti, si è prestata minore attenzione ai segnali di un mutamento che si va profilando con sempre maggiore evidenza nelle relazioni internazionali a livello mondiale.

Storicamente, infatti, gli Stati Uniti d’America hanno sempre dovuto bilanciare le esigenze strategiche dei due grandi teatri oceanici sui quali si affacciano, quello dell’Atlantico e quello del Pacifico: la necessità di stabilire una priorità fra i due si era progressivamente attenuata dalla fine degli anni Settanta del Novecento, dopo la conclusione della guerra del Vietnam e l’avvio della cosiddetta “politica del ping pong”, che apriva la distensione con la Cina comunista. Ma, dopo più di trent’anni, gli Usa si trovano oggi a dover considerare il Pacifico come nuova priorità politico-militare, a causa della crescita di capacità strategica della Repubblica Popolare Cinese: negli ultimi mesi, infatti, le prese di posizione dell’amministrazione Usa su questo punto sono state numerose, concordi ed esplicite. Continua a leggere

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politica internazionale

Dal Pacifico al Medio Oriente, gli effetti dell’affermarsi della Cina

Mentre l’Europa è alle corde a motivo della crisi finanziaria, proseguono le grandi manovre politico militari nell’Oceano Pacifico, area geopolitica in rinnovata espansione.

La visita del presidente americano Obama in Australia a metà novembre ha prodotto risultati molto significativi: facendo seguito al suo discorso, che ha esaltato la più che sessantennale collaborazione militare fra Usa, Australia e Nuova Zelanda nell’ambito dell’ANZUS (la Nato del Pacifico sud-occidentale), Julia Gillard, la primo ministro australiana ha dichiarato, facendo seguito al discorso di Obama, che “la nostra regione star crescendo economicamente ma la stabilità è altrettanto importante per la crescita economica; e la nostra alleanza è stata una delle basi della stabilità nella nostra regione”. Continua a leggere

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conflitti, Italia

Libia: la democrazia delle cannoniere

All’Occidente non è bastata la Somalia, non è bastato l’Iraq, non basta nemmeno l’Afghanistan.

Gli avvenimenti di questi ultimi giorni in Libia e nel Medio Oriente, capaci di distrarre il mondo persino dalla catastrofe giapponese, nonostante essa suoni come un monito impressionante per le cosiddette “società della complessità”, dimostrano la limitatezza degli strumenti con cui l’egemonia occidentale pretende di continuare a governare la realtà contemporanea. Le grandi potenze occidentali, infatti, replicano per l’ennesima volta il frusto canovaccio del democracy building con la stessa politica delle cannoniere con la quale imposero il colonialismo al cosiddetto Terzo Mondo, nel XIX e nel XX secolo.

Nessuna credibilità ha più presentare Gheddafi come un dittatore oppressore del suo popolo, quando con questo personaggio l’Occidente, per quasi mezzo secolo, ha alternato lauti affari con operazioni di polizia internazionale (i bombardamenti del 1981 e del 1986; le sanzioni e poi gli accordi per l’attentato di Lockerbie), per tacere della relativamente misteriosa vicenda dell’estate 1980, l’abbattimento del nostro aereo civile Itavia sui cieli di Ustica, in uno scenario di guerra non dichiarata, obiettivo del quale era, con ogni probabilità, di nuovo Gheddafi, e protagonisti ancora Francia e Usa. Continua a leggere

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conflitti, politica internazionale

Occidente, Cina e missione dell’Europa

Sotto la direzione degli Stati Uniti, seguendo una prospettiva costruita dalle potenze anglo-sassoni contemporanee, l’Occidente, negli ultimi dieci anni almeno, ha concentrato la propria attenzione sulla questione dei rapporti con il mondo islamico, nel quale, in una prospettiva storica dello “scontro di civiltà” (clash of civilization), ha visto, dopo la fine del comunismo in Europa, la maggiore minaccia alla propria egemonia mondiale. Così facendo, l’Occidente ha perso di vista una fondamentale costante della storia umana, almeno da quando essa è stata messa per iscritto: la presenza di una “pendolarità” nei grandi impulsi storici, culturali politici economici, da Oriente a Occidente, e viceversa. Un tema di cui pure la nostra storiografia ha autorevolmente trattato praticamente da sempre – da Tucidide a Toynbee. Continua a leggere

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