economia, geopolitica, politica internazionale

Europa tra Cina e Stati Uniti

Pubblichiamo il testo dell’intervista di Nicola Cesarini dell’Istituto Affari Internazionali di Roma, con Mercy Kuo, autrice del libro The Rebalance, pubblicata lo scorso 25 ottobre sulla rivista on line The Diplomat, specializzata nelle questioni che riguardano il mondo asiatico.
L’intervista risulta particolarmente interessante da diversi punti di vista: in primo luogo mostra uno degli aspetti meno evidenziati della Brexit, vale a dire quello della capacità di una Gran Bretagna fuori dalla UE di svolgere un ruolo catalizzatore per gli investimenti finanziari cinesi, aspetto questo che da solo compenserebbe molti dei potenziali svantaggi dell’uscita del Regno Unito dall’Unione; mette poi in rilievo la fondamentale partita che si sta giocando a livello mondiale sui grandi accordi commerciali internazionali (TTP e TTIP), fondamentali per la vitale esigenza degli Stati Uniti d’America di mantenere la propria egemonia economica e culturale; infine evidenzia la situazione di obiettiva difficoltà di un’Europa la cui economia, minacciata dalla crisi economica e dall’emergenza rifugiati, diventa fattore di disgregazione e non più come in passato di rafforzamento politico.
In conclusione riteniamo che venga alla luce uno degli elementi più importanti per il futuro assetto mondiale, ovvero quello della scelta che presto o tardi gli Stati Uniti dovranno fare tra mantenere il rapporto privilegiato transatlantico con l’Europa, sviluppatosi a partire dalla I Guerra Mondiale, ovvero se riconsiderare la loro iniziale priorità imperiale, quella rivolta al Pacifico, nella quale una cooperazione con la Cina ha sempre rappresentato, come all’epoca di Franklin Delano Roosevelt, una possibile opzione strategica.
Buona lettura.

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economia, politica internazionale

Finalmente Europa!

L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea rappresenta un elemento di chiarificazione.
Le ragioni tattiche dell’adesione britannica sul finire degli anni Sessanta, quando l’impero coloniale inglese era entrato in una crisi irreversibile e passava il testimone agli Stati Uniti; le modalità “speciali” con cui essa ha partecipato al processo di integrazione europea, grazie ai cosiddetti opt-out che essa ha ottenuto; la sua prioritaria integrazione atlantica con gli Stati Uniti d’America, testimoniata da ultimo nel caso della guerra in Iraq del 2003; l’essere sede del centro di potere finanziario mondializzato della City of London, che tuttora rappresenta il vertice della finanza off-shore: tutti questi fattori hanno da sempre conferito una palese ambiguità all’europeismo britannico. Continua a leggere

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