economia, lavoro, triarticolazione dell'organismo sociale

Il debito vale tre volte il lavoro mondiale

Siamo distratti dagli echi di una campagna elettorale che evita accuratamente di toccare le questioni realmente importanti. Eppure ci sono notizie che dovrebbero davvero farci fare un salto sulla sedia: il rilievo che gli viene dato è scarsissimo. Molto più inquietante del fatto che nel web girino colossali bugie, è che non si dia il giusto rilievo alle notizie veramente importanti, quelle che ci riguardano tutti.
Quanti di noi per esempio hanno letto che nel 2017 il debito globale mondiale ha raggiunto i 233mila miliardi di dollari? Lo documenta l’Institute of International Finance (IIF), un organismo internazionale nato nel 1983 che raccoglie oggi 420 fra le maggiori banche e società finanziarie a livello globale, dislocate in oltre 70 Paesi. E vuol dire che il debito globale nel mondo vale tre volte il valore dell’economia mondiale, precisamente il 318% del PIL globale, con un aumento di 16mila miliardi di dollari rispetto all’anno precedente. Continua a leggere

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geopolitica, politica internazionale

Israele e Usa uniti contro l’Iran da un accordo strategico politico-militare

Il processo di destabilizzazione del Medio Oriente continua a tappe forzate. Dopo l’esplosiva dichiarazione del presidente statunitense Trump su Gerusalemme il 6 dicembre, che ha riportato tensione scontri e vittime in Palestina, Channel 10 ha dato notizia che lo scorso 12 dicembre sarebbe stato siglato a Washington un accordo al livello dei più alti alti funzionari della sicurezza nazionale statunitensi ed israeliani, formalmente rivolto a contrastare lo sviluppo del programma nucleare iraniano.
L’accordo sarebbe stato formalizzato dal Consiglio di sicurezza nazionale Usa (NSC, organismo deputato alla elaborazione della strategia politico-militare americana) nella forma di un documento quadro informale, in linea con quanto affermato lo scorso 13 ottobre dal presidente Trump in merito alla volontà della sua amministrazione di non riconfermare l’adesione nordamericana all’accordo raggiunto nel 2015 a livello internazionale sul programma nucleare iraniano. Continua a leggere

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conflitti, politica internazionale

“Potenze revisioniste” e ordine internazionale Usa

La destabilizzazione della pace mondiale sta proseguendo a ritmo accelerato da parte dell’amministrazione Usa. Dopo la decisione di affermare Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico, che ha già infiammato gli animi in tutta la Palestina, pochi giorni fa è stata confermata la decisione americana di fornire 210 missili anticarro FGM.148 Javelin alle forze armate ucraine: si tratta di un’arma che accresce il potenziale militare della repubblica Ucraina, mettendola in condizione di sviluppare con assai maggiori possibilità di successo il conflitto contro le regioni separatiste filo-russe del Donbass e Lugansk. Una tipica guerra a bassa intensità, soprattutto mediatica, che però, dal 2014, ha mietuto già oltre 10mila vittime tra civili e militari – rendendo sempre più precario l’accordo per una sospensione delle ostilità stipulato a Minsk nel 2015 grazie alla mediazione di alcuni Stati europei. Continua a leggere

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geopolitica, politica internazionale, storia

I cento anni di guerra del sionismo, da Balfour a Trump (1917-2017)

Lo scorso 2 novembre ricorrevano i cento anni dalla Dichiarazione Balfour, evento che ha marcato indelebilmente la storia dell’intero Medio Oriente contemporeaneo, poiché con quest’atto politico-diplomatico il governo inglese aprì la strada, sotto la pressione del movimento sionista, collegatosi ai vertici del potere britannico e statunitense nel corso della Prima guerra mondiale, alla nascita dello Stato ebraico, realizzatasi poi pienamente nel 1948.

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economia, politica internazionale

Finalmente Europa!

L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea rappresenta un elemento di chiarificazione.
Le ragioni tattiche dell’adesione britannica sul finire degli anni Sessanta, quando l’impero coloniale inglese era entrato in una crisi irreversibile e passava il testimone agli Stati Uniti; le modalità “speciali” con cui essa ha partecipato al processo di integrazione europea, grazie ai cosiddetti opt-out che essa ha ottenuto; la sua prioritaria integrazione atlantica con gli Stati Uniti d’America, testimoniata da ultimo nel caso della guerra in Iraq del 2003; l’essere sede del centro di potere finanziario mondializzato della City of London, che tuttora rappresenta il vertice della finanza off-shore: tutti questi fattori hanno da sempre conferito una palese ambiguità all’europeismo britannico. Continua a leggere

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conflitti, geopolitica, politica internazionale, storia

Le possibili ragioni dell’intervento della Russia in Medio Oriente

L’intervento militare russo in Medio Oriente sembra avere completamente spiazzato gli osservatori occidentali: il monopolio occidentale delle operazioni di “polizia internazionale” a leadership anglo-sassone, a partire dal 1991, improvvisamente sembra essere stato infranto dalla decisione della Duma russa di colpire le forze anti-governative in Siria, siano esse affratellate o meno all’Isis.
Molti sono in effetti i risvolti paradossali di questo pesante intervento militare: la Russia che, a seguito della crisi ucraina, pareva relegata ai margini della comunità internazionale, sembra ora prendere a pretesto la lotta contro l’estremismo islamista per affermare con forza la legittimità del governo Assad. Si tratta quindi in definitiva, più che di un intervento dettato da ragioni ideologiche, di una netta ripresa della più classica delle Reapolitik: la difesa di un alleato storico della Russia, con la quale si pone anche in seria difficoltà uno dei più tradizionali avversari della Russia, la Turchia.
Elemento non meno importante, che Putin sta debitamente enfatizzando, è che la Russia si è così posta di fatto anche alla testa di una coalizione di forze (Siria, Iran e Iraq) che costituiscono un “fronte” arabo sfacciatamente antitetico a quello sunnita-wahabbita guidato dall’Arabia Saudita, proprio ora che quest’ultimo paese si trova impantanato, fra molte critiche anche al suo interno, in un intervento nello Yemen che sembra stia drenando senza costrutto importanti risorse militari dei paesi del Golfo. Continua a leggere

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conflitti, geopolitica, politica internazionale

Ucraina, tra Nato e Russia: cosa deve succedere ancora?

Sono 6832, secondo i dati di luglio 2015, le vittime ufficiali della guerra che si sta combattendo da oltre un anno nella regione orientale dell’Ucraina al confine con la Russia, il Donbass, dopo la caduta del presidente Yanukovich nei primi mesi del 2014.
Gli accordi internazionali di Minsk dello scorso febbraio, con i quali la diplomazia europea ha semplicemente tentato di congelare il conflitto con un cessate il fuoco bilaterale, non hanno in realtà mai interrotto le operazioni militari sul terreno, dove anzi si assiste ad una graduale erosione delle posizioni ucraine da parte delle forze armate dell’autoproclamata Repubblica Popolare del Donetsk (DPR) e della gemella Repubblica Popolare di Luhanks (LPR): in particolare, gli indipendentisti filo-russi nelle ultime settimane avrebbero guadagnato posizioni in direzione della strategica città portuale di Mariupol nel sud-est della regione.
Nei giorni scorsi, il presidente ucraino Poroshenko, oltre ad aver sollecitato i governi occidentali a sostenere il suo governo, ha ribadito, in vista delle celebrazioni dell’indipendenza dell’Ucraina, l’esigenza di rafforzare militarmente il Paese per molti decenni a venire, polemizzando duramente contro un “malinteso pacifismo” che serpeggia in molte forze politiche del Paese e citando un’imminente minaccia di attacco da parte della Russia. Continua a leggere

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