conflitti, politica internazionale, storia

Non c’è due senza tre

Con l’attacco statunitense alla base aerea siriana di Sharyat, qualsiasi speranza o timore che la politica estera americana potesse cambiare con Trump è stata cancellata, allo stesso modo di quanto accaduto con Barak Obama rispetto ai suoi predecessori.
Sono oramai diversi anni che abbiamo documentato in Medio Oriente senza pace come la politica americana nel Medio Oriente allargato conservi una linea di continuità assoluta e come essa sia in realtà dettata da centri di potere misti israelo-americani che hanno assunto il pieno controllo delle decisioni presidenziali in quest’area: uno studio appena meno che superficiale degli uomini messi anche da Trump nei posti chiave della sua amministrazione dimostra che anche nel suo caso sono gli interessi dello Stato ebraico che dettano la linea. Continua a leggere

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conflitti, economia, Italia, politica internazionale

Israele e Usa: dal Medio Oriente al Pacifico

È molto probabile che nelle prossime settimane la situazione internazionale dia origine ad avvenimenti importanti, non solo per la fiammata anti-americana accesasi nelle ultime ore nel mondo arabo. Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica occidentale si concentrava sulla grave crisi economico-finanziaria, infatti, si è prestata minore attenzione ai segnali di un mutamento che si va profilando con sempre maggiore evidenza nelle relazioni internazionali a livello mondiale.

Storicamente, infatti, gli Stati Uniti d’America hanno sempre dovuto bilanciare le esigenze strategiche dei due grandi teatri oceanici sui quali si affacciano, quello dell’Atlantico e quello del Pacifico: la necessità di stabilire una priorità fra i due si era progressivamente attenuata dalla fine degli anni Settanta del Novecento, dopo la conclusione della guerra del Vietnam e l’avvio della cosiddetta “politica del ping pong”, che apriva la distensione con la Cina comunista. Ma, dopo più di trent’anni, gli Usa si trovano oggi a dover considerare il Pacifico come nuova priorità politico-militare, a causa della crescita di capacità strategica della Repubblica Popolare Cinese: negli ultimi mesi, infatti, le prese di posizione dell’amministrazione Usa su questo punto sono state numerose, concordi ed esplicite. Continua a leggere

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conflitti, politica internazionale

Turchia e Israele tornano a parlarsi

Il parlamento libanese in queste ore sta accanitamente discutendo la posizione da assumere rispetto alla richiesta, presentata dal Tribunale Speciale per il Libano (TSL), di incriminazione e arresto di quattro esponenti del movimento libanese Hezbollah, in relazione all’uccisione del primo ministro libanese Hariri, avvenuta il 14 febbraio 2005. Il Paese appare spaccato sulle decisioni da assumere in conseguenza della pronunzia del TSL, attesa da mesi, della quale era da tempo noto il potenziale pericolo per la stabilità del Paese dei Cedri; ancor più pericolosa nel momento in cui la vicina Siria è in preda a gravi disordini, sicuramente motivati da consistenti interne ragioni di scontento, sulle quali però influisce ed opera attivamente la volontà destabilizzatrice di vicini da tempo interessati a porre fine alla dinastia degli Assad. Continua a leggere

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conflitti, Italia

Libia: la democrazia delle cannoniere

All’Occidente non è bastata la Somalia, non è bastato l’Iraq, non basta nemmeno l’Afghanistan.

Gli avvenimenti di questi ultimi giorni in Libia e nel Medio Oriente, capaci di distrarre il mondo persino dalla catastrofe giapponese, nonostante essa suoni come un monito impressionante per le cosiddette “società della complessità”, dimostrano la limitatezza degli strumenti con cui l’egemonia occidentale pretende di continuare a governare la realtà contemporanea. Le grandi potenze occidentali, infatti, replicano per l’ennesima volta il frusto canovaccio del democracy building con la stessa politica delle cannoniere con la quale imposero il colonialismo al cosiddetto Terzo Mondo, nel XIX e nel XX secolo.

Nessuna credibilità ha più presentare Gheddafi come un dittatore oppressore del suo popolo, quando con questo personaggio l’Occidente, per quasi mezzo secolo, ha alternato lauti affari con operazioni di polizia internazionale (i bombardamenti del 1981 e del 1986; le sanzioni e poi gli accordi per l’attentato di Lockerbie), per tacere della relativamente misteriosa vicenda dell’estate 1980, l’abbattimento del nostro aereo civile Itavia sui cieli di Ustica, in uno scenario di guerra non dichiarata, obiettivo del quale era, con ogni probabilità, di nuovo Gheddafi, e protagonisti ancora Francia e Usa. Continua a leggere

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Italia, storia

La Patria invisibile

In centocinquant’anni, il tempo passa al setaccio all’incirca cinque generazioni. Forse, più che celebrare astrattamente questo lasso di storia, dovremmo immaginare la successione in linea familiare di cinque Italiani, per avere un’idea realistica del cambiamento avvenuto lungo questo periodo e provare in questo modo a leggere il senso della nostra storia e ad affacciarci sul futuro.

È luogo comune del resto ricordare la famosa frase attribuita a Massimo D’Azeglio, secondo cui dopo avere realizzato l’Unità italiana ci si doveva preoccupare di formare gli Italiani, un’esigenza che, sia pure in modi diversi, è stata sentita in tutti gli Stati moderni al momento della loro unificazione – dato che, almeno in Europa, si partiva ovunque dalla frammentazione feudale, da noi ovviamente durata più a lungo, per di più aggravata dalla presenza di dominazioni di lingua e cultura non italiane. Continua a leggere

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