economia, lavoro, triarticolazione dell'organismo sociale

Il debito vale tre volte il lavoro mondiale

Siamo distratti dagli echi di una campagna elettorale che evita accuratamente di toccare le questioni realmente importanti. Eppure ci sono notizie che dovrebbero davvero farci fare un salto sulla sedia: il rilievo che gli viene dato è scarsissimo. Molto più inquietante del fatto che nel web girino colossali bugie, è che non si dia il giusto rilievo alle notizie veramente importanti, quelle che ci riguardano tutti.
Quanti di noi per esempio hanno letto che nel 2017 il debito globale mondiale ha raggiunto i 233mila miliardi di dollari? Lo documenta l’Institute of International Finance (IIF), un organismo internazionale nato nel 1983 che raccoglie oggi 420 fra le maggiori banche e società finanziarie a livello globale, dislocate in oltre 70 Paesi. E vuol dire che il debito globale nel mondo vale tre volte il valore dell’economia mondiale, precisamente il 318% del PIL globale, con un aumento di 16mila miliardi di dollari rispetto all’anno precedente. Continua a leggere

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economia, Italia, triarticolazione dell'organismo sociale

Lezioni per tutti dalla crisi della Grecia

 

Dialogo fra sordi

Yanis Varoufakis, il ministro greco defenestrato per permettere l’accordo con l’Eurogruppo, ha descritto così le sue discussioni con i 19 ministri delle finanze dell’Eurozona:
“Non è che la discussione andava male, si rifiutavano proprio di discutere questioni economiche. Punto e basta. Tu presenti una proposta a cui hai lavorato, ti assicuri che sia coerente, e ti trovi davanti sguardi vuoti e inespressivi. È come se non avessi parlato. Quello che dici è indipendente da quello che dicono loro. Se avessi cantato l’inno nazionale finlandese, avrebbero avuto la stessa reazione”.
Eppure Varoufakis non è affatto quell’estremista paleo-comunista che la stampa italiana ha spesso descritto: è un economista formatosi nelle migliori università anglo-sassoni, dove ha anche insegnato; è uno dei massimi esperti mondiali della “teoria dei giochi”, un sofisticato metodo logico-matematico spesso utilizzato proprio nella simulazione di trattative diplomatiche. Queste sue elevate competenze tuttavia gli sono servite a ben poco: dovremmo chiederci perché.
Soprattutto dovremmo chiederci a cosa servisse quella trattativa fra sordi intorno alla quale i media hanno creato tanta suspence, quasi che da essa dipendesse il futuro della Grecia e dell’Europa intera. Fin dall’11 luglio, infatti, cioè prima che l’accordo capestro con la Grecia fosse raggiunto, lo stesso Fondo Monetario Internazionale, una delle parti in causa, ha distribuito a quello stesso Eurogruppo il seguente comunicato:
“Il debito pubblico greco è divenuto altamente insostenibile. (…) Il fabbisogno finanziario fino alla fine del 2018 è ora valutato in 85 miliardi di euro e ci si aspetta che il debito [pubblico] giunga al 200 per cento del PIL nei prossimi due anni, ammesso che vi sia presto un accordo su di un programma. Il debito greco può ora diventare sostenibile grazie a misure di riduzione del debito che vanno ben oltre ciò che l’Europa ha inteso prendere in considerazione fino ad oggi”.
Come a dire: la Grecia è comunque fallita; o si riduce il debito, oppure i giochi sono fatti. Ma questo BCE, FMI, Unione Europea lo sapevano benissimo: da cinque anni, infatti, i vertici politici e finanziari europei sono perfettamente coscienti di quello che il FMI si è tardivamente sentito in dovere di mettere ora per iscritto.
Dunque, se tutti gli attori del dramma erano consapevoli che solo la riduzione del debito potrebbe impedire la rovina della Grecia, allora i 325 miliardi di euro di aiuti dati alla Grecia non vengono prelevati dalle tasche degli europei per la salvezza del popolo greco. È quindi ben chiaro che questo denaro semplicemente deve evitare che questa crisi aggravi quella generale del sistema finanziario europeo ed internazionale.

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economia, politica internazionale

La City di Londra: come la finanza mondiale controlla la politica

Un gruppo di brillanti giornalisti investigativi inglesi, The Bureau of Investigative Journalism, in un servizio comparso alcuni giorni fa sul loro sito web, ha pubblicato i risultati di un’indagine durata quattro mesi: grazie all’accesso a documenti riservati, hanno potuto ricostruire che la City di Londra, che pochi sanno essere un organismo dotato di completa autonomia politico-amministrativa rispetto al Regno Unito, ha utilizzato ben 800 persone, 129 organizzazioni diverse e speso oltre 93 milioni di sterline lo scorso anno per condurre una poderosa attività di lobby a favore della cosiddetta “industria finanziaria” internazionale, che nella City ha appunto il suo centro propulsore a livello mondiale. Continua a leggere

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economia, Italia, lavoro

Il mondo nuovo di Blackrock e la terza ondata della crisi

Sarà capitato anche a voi in questi giorni di trovare sui maggiori quotidiani italiani delle pagine intere con un annuncio pubblicitario intitolato “è un mondo nuovo”. È una gigantesca, e assai costosa, campagna di Blackrock, uno dei master of the universe speculazione finanziaria, come sa chi ci ha letto sulle pagine di clarissa.it(1).

Come devo investire i miei soldi?”, si domanda al posto vostro Blackrock. E parla di un mondo nuovo, appunto, in realtà ormai ben noto: quello per il quale “anche la liquidità ha dei costi”, per cui conviene dare ascolto alla propria “propensione al rischio” e investire in fonti di rendita diversi dalle obbligazioni governative oggi a basso rendimento; occorre “valutare gli investimenti non tradizionali”, come quelli “nelle materie prime e nei prodotti a rendimento assoluto” o come gli ETF, uno dei ritrovati della speculazione, che scommettono su indici azionari o obbligazionari. Infatti, “l’innalzamento della speranza di vita significa che i risparmi dovranno durare più a lungo rispetto alle generazioni che ci hanno preceduto”, per cui, si noti, è bene “continuare ad essere esposti a mercati rischiosi, come ad esempio quelli azionari, anche una volta in pensione”. Continua a leggere

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