conflitti, politica internazionale, storia

Non c’è due senza tre

Con l’attacco statunitense alla base aerea siriana di Sharyat, qualsiasi speranza o timore che la politica estera americana potesse cambiare con Trump è stata cancellata, allo stesso modo di quanto accaduto con Barak Obama rispetto ai suoi predecessori.
Sono oramai diversi anni che abbiamo documentato in Medio Oriente senza pace come la politica americana nel Medio Oriente allargato conservi una linea di continuità assoluta e come essa sia in realtà dettata da centri di potere misti israelo-americani che hanno assunto il pieno controllo delle decisioni presidenziali in quest’area: uno studio appena meno che superficiale degli uomini messi anche da Trump nei posti chiave della sua amministrazione dimostra che anche nel suo caso sono gli interessi dello Stato ebraico che dettano la linea. Continua a leggere

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economia, geopolitica, politica internazionale

Europa tra Cina e Stati Uniti

Pubblichiamo il testo dell’intervista di Nicola Cesarini dell’Istituto Affari Internazionali di Roma, con Mercy Kuo, autrice del libro The Rebalance, pubblicata lo scorso 25 ottobre sulla rivista on line The Diplomat, specializzata nelle questioni che riguardano il mondo asiatico.
L’intervista risulta particolarmente interessante da diversi punti di vista: in primo luogo mostra uno degli aspetti meno evidenziati della Brexit, vale a dire quello della capacità di una Gran Bretagna fuori dalla UE di svolgere un ruolo catalizzatore per gli investimenti finanziari cinesi, aspetto questo che da solo compenserebbe molti dei potenziali svantaggi dell’uscita del Regno Unito dall’Unione; mette poi in rilievo la fondamentale partita che si sta giocando a livello mondiale sui grandi accordi commerciali internazionali (TTP e TTIP), fondamentali per la vitale esigenza degli Stati Uniti d’America di mantenere la propria egemonia economica e culturale; infine evidenzia la situazione di obiettiva difficoltà di un’Europa la cui economia, minacciata dalla crisi economica e dall’emergenza rifugiati, diventa fattore di disgregazione e non più come in passato di rafforzamento politico.
In conclusione riteniamo che venga alla luce uno degli elementi più importanti per il futuro assetto mondiale, ovvero quello della scelta che presto o tardi gli Stati Uniti dovranno fare tra mantenere il rapporto privilegiato transatlantico con l’Europa, sviluppatosi a partire dalla I Guerra Mondiale, ovvero se riconsiderare la loro iniziale priorità imperiale, quella rivolta al Pacifico, nella quale una cooperazione con la Cina ha sempre rappresentato, come all’epoca di Franklin Delano Roosevelt, una possibile opzione strategica.
Buona lettura.

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economia, politica internazionale

Finalmente Europa!

L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea rappresenta un elemento di chiarificazione.
Le ragioni tattiche dell’adesione britannica sul finire degli anni Sessanta, quando l’impero coloniale inglese era entrato in una crisi irreversibile e passava il testimone agli Stati Uniti; le modalità “speciali” con cui essa ha partecipato al processo di integrazione europea, grazie ai cosiddetti opt-out che essa ha ottenuto; la sua prioritaria integrazione atlantica con gli Stati Uniti d’America, testimoniata da ultimo nel caso della guerra in Iraq del 2003; l’essere sede del centro di potere finanziario mondializzato della City of London, che tuttora rappresenta il vertice della finanza off-shore: tutti questi fattori hanno da sempre conferito una palese ambiguità all’europeismo britannico. Continua a leggere

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conflitti, politica internazionale, storia

Ucraina tra Russia e Occidente (intervista a G. Colonna)

Pubblico il testo dell’intervista concessa a Francesco Algisi per archiviostorico.net Buona lettura.

1) Quali erano le “valide ragioni strategiche” (pag.17) che mancarono alle potenze occidentali, nel 1919, per sostenere il concetto wilsoniano di autodeterminazione dei popoli nel caso dell’Ucraina?

Direi che fu da un lato la stessa ipocrisia del concetto wilsoniano di autodeterminazione, che celava precisi interessi anglosassoni all’apertura dei mercati centro-europei e alla disintegrazione della Russia come potenza europea.

La paura anticomunista, poi, condizionò le scelte nell’Europa orientale, in modo particolare rispetto alla Polonia che, come forse ho accennato nel testo, doveva essere un baluardo contro la Germania e al tempo stesso contro il bolscevismo – mettendo così le premesse per quanto avverrà nel 1939. Continua a leggere

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conflitti, geopolitica, storia

La strategia di Obama: separare la Russia dall’Europa

Nei giorni immediatamente precedenti la celebrazione dei settant’anni dallo sbarco alleato in Normandia, la Casa Bianca ha assunto delle posizioni ufficiali sulla situazione nell’Est europeo che meriterebbero molta maggiore attenzione di quella che l’Europa, concentrata sui risultati elettorali e sulla perdurante crisi economica, gli ha riservato.
Il 3 giugno scorso, infatti, è stata ufficialmente lanciata la European Reassurance Initiative, con la quale il presidente americano ha richiesto al Congresso degli Stati Uniti un miliardo di dollari, da iscrivere nel bilancio della difesa statunitense 2015 tra le Overseas Contingency Operations (OCO), per finanziare una serie di misure di carattere militare che il governo Usa intende adottare. Intensificazione, utilizzando a rotazione truppe americane, di addestramento ed esercitazioni congiunte nel territorio degli alleati europei di più recente accessione; pianificazioni congiunte con gli stessi Paesi, per accrescere la loro capacità di programmazione di quelle attività; potenziamento delle capacità di risposta degli Usa a supporto della NATO, mediante la predisposizione di strutture di pre-posizionamento di equipaggiamenti e truppe; aumento della partecipazione della flotta Usa alle attività NATO, per potenziarne la presenza nel Mar Baltico e nel Mar Nero; crescita della capacità di Paesi “stretti alleati” ex-sovietici, come Georgia, Moldova e Ucraina, di collaborare con gli Stati Uniti e la NATO, e di sviluppare le proprie forze di difesa. Continua a leggere

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economia, lavoro

L’accordo economico transatlantico (TTIP) e il potere dell’economia

Nonostante siano sotto gli occhi di tutti i risultati del liberismo assoluto che ha dominato l’economia globale nel corso degli ultimi decenni, Stati Uniti ed Unione Europea stanno mettendo a punto il nuovo strumento giuridico che consentirà alle grandi compagnie multinazionali di influire sulle scelte sociali e politiche dei singoli Stati europei, allo scopo di affrontare da posizioni rafforzate la competizione globale per l’egemonia sull’economia-mondo del XXI secolo.
Lo scorso luglio infatti, a Washington, si sono ufficialmente aperte le trattative sulla Transatlantic Trade and Investiment Partnership (TTIP), un’ipotesi di accordo economico globale tra Usa e UE che potrebbe stabilire i principi della riorganizzazione economica dell’Occidente nel pieno di una crisi che sempre più dimostra di essere strutturale e non congiunturale. Unione Europea e Stati Uniti, infatti, rappresentano insieme quasi metà del Prodotto Interno Lordo del pianeta ed un terzo del commercio mondiale: ogni giorno tra le due sponde dell’Atlantico vengono scambiati beni e servizi per 2 miliardi di euro, mentre gli investimenti reciproci toccano quasi i 3.000 miliardi di euro. Si tratta quindi non solo dell’area che ha dato storicamente vita al capitalismo occidentale, ma soprattutto della principale concentrazione economico-finanziaria del capitalismo internazionale odierno. Continua a leggere

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economia, Italia, lavoro, storia

Alla radice della crisi, seguendo i derivati

Il prolungarsi della crisi economico-finanziaria fa affiorare molte informazioni su cosa è realmente successo a nostra insaputa negli ultimi venti anni di globalizzazione finanziaria.

Siamo quindi molto vicini alla verità ed il fatto positivo è che ci stiamo avvicinando ad essa facendo a meno di quegli “esperti” economisti che, come di recente ha denunciato efficacemente Le Monde Diplomatique, sono molto spesso a libro paga proprio di quei centri della speculazione sui quali vengono loro richiesti pareri obiettivi (1).

Questa verità fattuale è essenziale per il futuro: infatti, chiunque pensasse di poter cambiare le cose senza conoscerle, si troverebbe immediatamente a servire gli stessi master of the universe, i padroni dell’universo, di cui abbiamo spesso parlato.

Come nel caso dei mutui subprime americani, abbiamo pensato di seguire la pista degli ormai famosi “derivati”, vale a dire quei titoli finanziari il cui valore si basa e quindi “deriva” da un qualsiasi cosiddetto “sottostante”, che può essere qualsiasi cosa abbia un valore: un bene materiale o una materia prima, un titolo finanziario, una valuta o persino un altro derivato.

Con quello che abbiamo trovato, possiamo porre alcune semplici ma fondamentali domande e cercare delle risposte. Continua a leggere

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