politica internazionale

L’Italia con la Nato in Lettonia: la questione di fondo

È necessaria una messa a punto per dare il giusto valore alla decisione del governo italiano di inviare 140 soldati italiani in Lettonia, come componente della forza Nato dislocata in quel Paese, al confine con la Federazione Russa.
L’orientamento della Nato a rafforzare militarmente i Paesi dell’Europa orientale (Paesi Baltici, Polonia, Bulgaria, Romania) è stata consacrata fin dal Vertice dei Capi di Stato e di Governo alleati tenutosi nel settembre 2014 a Celtic Manor: questo vertice ha infatti innescato una sequenza di misure operative che lo scorso 8-9 luglio hanno portato, dopo l’altro Summit Nato di Varsavia, tenutosi non a caso nello stesso edificio un tempo sede del comando supremo del Patto di Varsavia, alla concreta messa in opera del cosiddetto RAP (Readiness Action Plan, che potremmo tradurre con “Piano di Pronto Intervento”), articolato su due tipi di azioni: “misure di rassicurazione“ e “misure di adattamento”. Continua a leggere

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conflitti, geopolitica, politica internazionale, storia

Le possibili ragioni dell’intervento della Russia in Medio Oriente

L’intervento militare russo in Medio Oriente sembra avere completamente spiazzato gli osservatori occidentali: il monopolio occidentale delle operazioni di “polizia internazionale” a leadership anglo-sassone, a partire dal 1991, improvvisamente sembra essere stato infranto dalla decisione della Duma russa di colpire le forze anti-governative in Siria, siano esse affratellate o meno all’Isis.
Molti sono in effetti i risvolti paradossali di questo pesante intervento militare: la Russia che, a seguito della crisi ucraina, pareva relegata ai margini della comunità internazionale, sembra ora prendere a pretesto la lotta contro l’estremismo islamista per affermare con forza la legittimità del governo Assad. Si tratta quindi in definitiva, più che di un intervento dettato da ragioni ideologiche, di una netta ripresa della più classica delle Reapolitik: la difesa di un alleato storico della Russia, con la quale si pone anche in seria difficoltà uno dei più tradizionali avversari della Russia, la Turchia.
Elemento non meno importante, che Putin sta debitamente enfatizzando, è che la Russia si è così posta di fatto anche alla testa di una coalizione di forze (Siria, Iran e Iraq) che costituiscono un “fronte” arabo sfacciatamente antitetico a quello sunnita-wahabbita guidato dall’Arabia Saudita, proprio ora che quest’ultimo paese si trova impantanato, fra molte critiche anche al suo interno, in un intervento nello Yemen che sembra stia drenando senza costrutto importanti risorse militari dei paesi del Golfo. Continua a leggere

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Il mio nuovo libro: Ucraina tra Russia e Occidente – Un’identità contesa

Ai lettori del blog comunico di avere pubblicato questo libro di storia contemporanea sulle vicende dell’Ucraina, dal 1919 fino ad oggi: Ucraina tra Russia e Occidente – Un’identità contesa, Edilibri, Milano.

Ho tentato una ricostruzione che spero sia abbastanza agile ma approfondita e documentata quel che basta a comprendere le ragioni di quello che sta accadendo oggi.

I lettori possono ordinarlo presso l’editore Edilibri oppure presso la e-mail: info@clarissa.it. Il testo è acquistabile anche in e-book.

Su questo sito sono a disposizione per discutere i contenuti, le interpretazioni e le opinioni che ho liberamente espresso nel libro, di cui qui di seguito riproduco il retro di copertina:

“La questione dell’Ucraina, dei suoi rapporti con l’Europa, la Nato e la Russia rappresenta un banco di prova determinante per il futuro del nostro continente: questo libro esplora la storia recente del paese a partire dal primo tentativo di indipendenza alla fine della Grande Guerra per seguire poi le terribili prove attraversate durante il periodo stalinista e nella seconda guerra mondiale, fino ai nostri giorni. In questo modo il lettore può rendersi conto di quanto i drammatici problemi che l’Ucraina sta oggi affrontando siano legati in profondità alla storia europea ed al suo speciale rapporto con la storia dei popoli slavi e della Russia. Di conseguenza, emergono i tratti drammatici di una identità contesa, appunto, fra forze storiche che stanno decidendo del proprio avvenire in un mondo nel quale riemergono antichi protagonisti, come la Cina, e nuove configurazioni, come l’Unione Europea. Per questo il libro non è solo un’occasione per ripercorrere un’ampia sintesi della storia europea contemporanea ma è anche uno stimolo a pensare a nuove forme di organizzazione sociale, oltre quella dello Stato-Nazione, per far sì che non si creino nuove barriere in Europa, ma che, al contrario, si edifichino nuovi ponti verso la Russia e l’oriente: se invece la politica internazionale continuerà ad essere pensata in termini di potenza, anche la complessa identità ucraina potrà diventare nuova fonte di divisioni e di sanguinosi, inestinguibili conflitti, così come già si è andato verificando, nello stesso arco temporale, in Medio Oriente”.

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Scenario Italiano. Parte prima: il contesto internazionale

Per indicare brevemente le prospettive per l’Italia nei prossimi anni, dobbiamo partire da quanto accade a livello mondiale.

Il principale processo storico che sta segnando il nuovo secolo è rappresentato dallo spostamento del baricentro delle grandi politiche di potenza dall’Atlantico al Pacifico. Si tratta di un passaggio significativo, perché modifica il quadro cui siamo abituati in Europa da oltre due secoli, la prospettiva alla quale ci ha assuefatto il XX secolo: nonostante il declino dell’Europa come sede delle grandi potenze mondiali, infatti, l’asse anglo-americano sul nord Atlantico, consolidatosti in due conflitti planetari, aveva fatto finora di quest’area il centro strategico del mondo.

Ma la crescente polarizzazione fra Cina e Stati Uniti d’America nel Pacifico non è in realtà cosa nuova per la storia americana, a differenza nostra: è ben noto infatti che sia stato proprio il Pacifico la prima arena mondiale in cui l’imperialismo americano si estrinsecò, verso la fine del XIX secolo; così come è risaputo che il presidente americano F.D. Roosevelt, il grande artefice della vittoria statunitense nella seconda guerra mondiale, vedeva nella Cina il partner ideale della riorganizzazione dell’ordine mondiale post-bellico, dentro e fuori il contesto delle Nazioni Unite. Continua a leggere

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politica internazionale

Israele punta a collegare la crisi in Siria con quella iraniana

Mentre l’attenzione dei media internazionali è stata rivolta alla distruzione dello splendido minareto di Aleppo, la guerra civile in Siria si va pericolosamente collegando alla questione iraniana, per tramite di una ben condotta azione politica israeliana.
La questione dell’impiego delle armi chimiche in Siria, che Israele ha infatti subito indicato come “linea rossa” della propria sicurezza e del possibile intervento dello stesso Stato ebraico nel conflitto, è ormai all’ordine del giorno, dopo che alti esponenti dell’establishment militare israeliano hanno dato per certo che il governo siriano ne stia facendo uso. Continua a leggere

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Palestina, Siria e Iran, le crisi mediorientali si collegano?

La situazione del Vicino Oriente diventa sempre più complessa, per l’intreccio nel quale si stanno collegando le diverse aree di crisi di una regione progressivamente libanizzatasi nel corso di un decennio: per rendersene conto è sufficiente una visione di insieme, che evidenza la gravità dei rischi che si stanno qui accumulando per la pace mondiale.
Iniziamo con le ragioni per cui Israele ha improvvisamente interrotto l’operazione Pillar of Defense (più precisamente Pillar of Cloud, “pilastro di nubi”, con riferimento ad un testo biblico): a quanto pare, gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a garantire con proprie truppe il controllo della Penisola del Sinai, il nuovo fronte meridionale che Israele ha ripetutamente indicato nel corso degli ultimi anni come una seria minaccia per la propria sicurezza, in quanto area “grigia” sfuggita al pieno controllo del governo egiziano, attraverso la quale passerebbero armi e munizioni destinate alle forze di Hamas nella Striscia di Gaza. Continua a leggere
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Israele e Usa: dal Medio Oriente al Pacifico

È molto probabile che nelle prossime settimane la situazione internazionale dia origine ad avvenimenti importanti, non solo per la fiammata anti-americana accesasi nelle ultime ore nel mondo arabo. Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica occidentale si concentrava sulla grave crisi economico-finanziaria, infatti, si è prestata minore attenzione ai segnali di un mutamento che si va profilando con sempre maggiore evidenza nelle relazioni internazionali a livello mondiale.

Storicamente, infatti, gli Stati Uniti d’America hanno sempre dovuto bilanciare le esigenze strategiche dei due grandi teatri oceanici sui quali si affacciano, quello dell’Atlantico e quello del Pacifico: la necessità di stabilire una priorità fra i due si era progressivamente attenuata dalla fine degli anni Settanta del Novecento, dopo la conclusione della guerra del Vietnam e l’avvio della cosiddetta “politica del ping pong”, che apriva la distensione con la Cina comunista. Ma, dopo più di trent’anni, gli Usa si trovano oggi a dover considerare il Pacifico come nuova priorità politico-militare, a causa della crescita di capacità strategica della Repubblica Popolare Cinese: negli ultimi mesi, infatti, le prese di posizione dell’amministrazione Usa su questo punto sono state numerose, concordi ed esplicite. Continua a leggere

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